Oggi si è svolto un nuovo sit-in dei 23 lavoratori che dal 1° di ottobre sono rimasti a casa e che chiedono di non essere ignorati e di essere reintegrati nelle loro mansioni di guardiania e bookshop.
Ecco un articolo apparso sulla Cronaca di Torino del quotidiano La Stampa.
La Stampa - 7 ottobre 2012
La redazione di Reggiamoci Forte!
Pagine
Frase del mese
FRASE DEL MESE
"Sono fiero dei miei collaboratori, che hanno creato un bando complesso, rigoroso, fatto in modo scientifico" (Mario Turetta, direttore della Reggia di Venaria), infatti taglia del 40% i servizi e non da garanzie chiare su contratti e assunzioni...
domenica 7 ottobre 2012
venerdì 5 ottobre 2012
Previsioni previste e andate a buon fine (ahinoi)
Riproponiamo qui una vignetta del nostro Vic comparsa qualche mese fa... alquanto veritiera in anticipo su ciò che sta accadendo in Reggia... alla fine quando si taglierà su sicurezza e personale come faremo a condurre la "nave" della Reggia?
Zak McKracken
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martedì 2 ottobre 2012
Lavorare tutti!
Ecco che è successo anche alla
Venaria Reale, il meraviglioso palazzo che promette un incantesimo al giorno ai
suoi visitatori e non smette di regalare sorprese, soprattutto ai dipendenti di
cooperativa, cioè a quelli che, pur dopo mille battaglie sindacali, sono
riusciti ad approdare al nuovo contratto, il tanto agognato Federculture e che,
malgrado questo, non sono abbastanza tutelati: da lunedì 1° ottobre, infatti,
ventitre di loro, impiegati da 0
a 37 ore settimanali a seconda delle esigenze del museo,
non potranno più lavorare per almeno sette mesi, fino al 30 aprile 2013. Stiamo
parlando di lavoratori seri, professionali e scrupolosi per cui la Reggia non
ha più posto, non ha ore da offrire, lasciando a spasso padri e madri di
famiglia da un giorno all’altro, senza possibilità di appello e senza la
certezza di un reintegro dal primo maggio.
Ciò che lascia attoniti è la superficialità
con cui vengono prese queste decisioni da chi dovrebbe sentirsi in obbligo di
garantire il lavoro e con troppa facilità, invece, tratta le persone come
zavorra di cui liberarsi giustificandosi con le solite scuse: la crisi, la
spending review, l’ottimizzazione delle risorse. Come sempre a fare le spese di
questi giochi al massacro non sono i meno degni, ma i più fragili contrattualmente,
perché quando bisogna scegliere chi tenere e chi lasciare non lo si fa mettendo
sui piatti della bilancia i meriti e le colpe, ma solo le amicizie.
Il nostro augurio è che questo increscioso
avvenimento non cada nell’indifferenza totale e che quanto prima chi deve si
impegni a far sì che a questi lavoratori venga restituito nel minor tempo
possibile il loro posto.
Intanto domenica 30 settembre dalle 13.30 alle 15.30 si è svolta un'assemblea sindacale molto sentita e partecipata, che è stata il primo atto di protesta verso questa inspiegabile e deprecabile situazione.
Dottor Slump
sabato 29 settembre 2012
Cadenas: le guarda-barriera
Nella vita di queste "signore della ferrovia" primeggiano dunque tempi vuoti, tempi fatti di attese, ma anche di responsabilità e volontà di conferire dignità al proprio operato, di essere considerate donne e madri di famiglia che compiono sacrifici per portare a casa qualche soldo in più. La tradizione, in questi luoghi remoti della Sardegna, vuole che a svolgere questo lavoro - unico in Europa - siano solo donne, al quale purtroppo (come spesso accade quando un territorio non viene valorizzato nelle sue risorse e caratteristiche peculiari) si vuole porre fine. Eppure, questo lavoro così inconsueto e particolare, come le donne che lo svolgono, è stato persino citato nel libro Mare e Sardegna da uno scrittore degli anni '20: D. H. Lawrence, di passaggio a Mandas per raggiungere Sorgono.
Quest'attività, non solo per rimando analogico, si avvicina molto alla parola: guardia-sala, e quindi al mestiere di sorvegliante museale ma, con quest'ultimo, ha anche un modo simile d'intendere e di considerare la nozione del tempo. Dove vola il pensiero durante la "bassa" stagione, quando le attività lavorative in un museo rallentano perché non ci sono visitatori o sono troppo pochi per mobilitare il sorvegliante nel suo compito? Come viene concepito il tempo da un guardia-sala rispetto ad una guarda-barriera? Per fortuna, un guardia-sala, a meno che non si trovi costretto da certe aziende a domandare un doppio turno per una domenica di riposo, arriverà sporadicamente a svolgere dodici ore di lavoro al giorno, come accade invece per le protagoniste del documentario; inoltre sarà piuttosto difficile per lui, lavorare l'uncinetto o piantare quasi distrattamente dei semi di mandorlo, vederlo crescere ed ammirarlo poi a distanza di anni, raccogliendone i frutti. Non s'imbatterà mai - purtroppo - in una mucca solitaria che, in mezzo ai binari osserva ignara ed incuriosita l'andare lento di un treno, o in altre mille sollecitazioni di un paesaggio ancora ingenuo, perché non ferito da una modernità invasiva ed arrogante, ma ancora vivo di generosità, ricco di stimoli visivi e tradizioni.

Probabilmente il pensiero di un guardia-sala, come quello di una guarda-barriera, andrà ai vari compiti da svolgere fuori dal luogo di lavoro per mandare avanti la propria casa, la propria famiglia, gli studi; oppure penserà ad un modo più proficuo per sfruttare al meglio quel tempo che, fuori dall'orario di lavoro, non è più "attesa". In Cadenas, si trova anche l'aspetto legato alla solidarietà, alla semplicità dei rapporti umani e del comunicare, scandito da elementi d'ironia. In una sequenza del documentario, le attuali guarda-barriera, diversamente dalle loro antenate - costrette comunque ad un ritmo lavorativo molto più rigido - hanno la possibilità di avvisarsi dell'arrivo del treno tramite il telefono cellulare. Purtroppo però, l'utilità che nasce dall'età moderna non sempre coincide con valori edificanti, ma piuttosto con opportunismo, guadagno e profitto. Quale futuro possono avere queste donne che da generazioni svolgono il mestiere di guarda-barriera, se le già ridotte linee ferroviarie di questa parte dell'entroterra sardo, verranno sostituite dalle tratte su gomma?
Nell' "attesa", per ora, rimane solo il respiro del tempo presente.
martedì 21 agosto 2012
Volevo solo dormirle addosso
“Come si sega la gente, Giorgio?”
“Gli italiani sono i migliori
killer del mondo. Direi che il processo ha tre fasi: la prima è la ricerca dati
per identificare le persone da dismettere. Poi puoi approntare un action plan
con nomi e cognomi e fare una riunione con i capi, e i capi dei capi dei
candidati da segare, per ottenerne l’adesione e partecipazione. E' poi il capo a
fare il primo colloquio all’interessato, gli parla come se la cosa fosse già
decisa. E dopo quarant’otto ore incontra te. Naturalmente lui ti parla della
sua vita, e tu lo ascolti, gestisci le obiezioni e i dubbi. Devi unire ascolto
e pacatezza a fermezza e assertività. Questo primo incontro finisce con un’ipotesi
di massima sui soldi della buonuscita. Nell’ultimo colloquio che hai lo chiudi.
Il tutto è durato due settimane, dal primo colloquio del capo alla chiusura”.
Questo è il tenore del romanzo di Massimo
Lolli, anche se dal titolo non si direbbe: Volevo
solo dormirle addosso. Da cui è stato tratto anche un film. Il protagonista
è Marco Pressi, manager di successo di una multinazionale con sede a Milano che
un giorno riceve il malaugurato incarico, da lì a due mesi, di licenziare 25
dipendenti in esubero. Ma lo deve fare senza abbassare il target di gradimento
del personale verso la sua azienda, e senza risparmiare nessuno, pena il suo
licenziamento. Come dire, Vita mea, mors
tua.
Lo stesso giorno Marco viene mollato da Laura,
l’uomo si trasforma in un mastino che non dorme mai e di giorno elimina le sue
vittime pianificando ogni mossa, animato da un’atroce lotta per la
sopravvivenza. Di notte gira per i locali della città, incontra donne con cui
distrarsi e insegue l’unica che non può raggiungere. Forse Laura ha colto
l’aridità del suo cuore clinicamente morto, dove non trovano posto sentimenti,
altruismo e pietà. Le due vite di Marco sembrano andare di pari passo, non
dargli pace, fino all’epilogo che lascia intravedere un potenziale, tardivo e
forse inutile riscatto.
Marco è un debole che si maschera da cinico
esecutore: “Basta chiamarti e dirti “sa,
c’è quell’obiettivo irraggiungibile, non so se lei ce la farà” e tu parti come
un dannato. Come tutti gli insicuri e gli inadeguati devi dimostrare il
contrario e per questo dai buoni risultati”, si sente accusare alla fine
del romanzo, come un anatema maledetto. E lui capisce di essere cascato nella
trappola, che per lui non c’è possibilità di salvezza, che ogni uomo è
inghiottito dai suoi punti di debolezza e che questa volta essi hanno
inghiottito altri innocenti mandati al patibolo.
Un romanzo micidiale, scritto dal Lolli
manager prima che dal Lolli scrittore. Un romanzo per quelli che non hanno più
il coraggio di guardarsi allo specchio. Non so se dopo questa recensione
qualcuno avrà voglia di leggerlo.
Alessandro DG
lunedì 13 agosto 2012
Ferragosto sindacale
L'organizzazione sindacale USB ha indetto una ASSEMBLEA SINDACALE retribuita per il giorno 15 agosto 2012.
Per permettere a tutti/e i lavoratori/trici di parteciparvi, l'assemblea sarà a cavallo dei due turni, iniziando dalle ore 13,30 e finendo alle 15,30. Il luogo di ritrovo è Piazza della Repubblica davanti alla Reggia o in locali limitrofi.
Tutti/e i lavoratori/trici possono parteciparvi, sia se iscritti al sindacato USB, sia se iscritti ad altri sindacati, sia se iscritti a nessun sindacato.
All'ordine del giorno alcune questioni riguardanti i lavoratori con inquadramento A0 e la questione delle domeniche libere.
Il sindacato USB ha già aperto lo stato di agitazione e si deciderà insieme ai lavoratori quali iniziative intraprendere per i punti all'ordine del giorno.
La Redazione
domenica 12 agosto 2012
Un tempo per.
1 Per
tutto c'è il suo tempo, c'è il suo momento per ogni cosa sotto il
cielo: 2 un
tempo per nascere e un tempo per morire; un tempo per piantare e un
tempo per sradicare ciò che è piantato; 3 un
tempo per uccidere e un tempo per guarire; un tempo per demolire e un
tempo per costruire; 4 un
tempo per piangere e un tempo per ridere; un tempo per far cordoglio
e un tempo per ballare; 5 un
tempo per gettar via pietre e un tempo per raccoglierle; un tempo per
abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci; 6 un
tempo per cercare e un tempo per perdere; un tempo per conservare e
un tempo per buttar via; 7 un
tempo per strappare e un tempo per cucire; un tempo per tacere e un
tempo per parlare; 8 un
tempo per amare e un tempo per odiare; un tempo per la guerra e un
tempo per la pace. [Ecclesiaste, 3]
Forse
non ci siamo intesi. Forse le nostre parole non sono state
sufficientemente chiare e piene di significato. Forse la parola che
pronunciammo non era limpida, pulita o nella lingua corrente. Eppure
noi pensavamo. Noi speravamo. Noi vi abbiamo perfino creduto.
Ora,
perché non ricapiti ulteriormente un così grave incidente
scriviamolo qui una volta per tutte chiaro e in maniera franca. Noi
riteniamo di avere diritto ad una domenica libera al mese. Non
tre, non due, ci accontentiamo di UNA domenica libera al mese. UNA.
Noi
riteniamo di avere diritto a una domenica libera al mese dopo CINQUE
anni di lavoro in tutti i fine settimana e in tutti i festivi (Natale
escluso). CINQUE.
In
questo lungo arco di tempo abbiamo rinunciato a duecentosessanta
domeniche di affetti, famiglia, relazione, amicizie, di sacro e
profano. E come farne una colpa al proprio fidanzato o alla propria
moglie se il mondo intero di domenica si ferma e si riposa e tu no?
Il mondo si ferma, ma la vita scorre.
Inoltre
abbiamo lavorato sessanta giorni festivi con scarsa turnazione
(Ultimo e primo dell'anno, 6 gennaio, Pasqua e Pasquetta, 25 aprile,
primo maggio, 2 giugno, 15 agosto, ricorrenze dei Santi e dei Morti,
8 dicembre). La maggioranza di noi ha lavorato in tutte queste
festività per tutti i cinque anni.
2 Vanità
delle vanità, dice l'Ecclesiaste, vanità delle vanità, tutto è
vanità.3 Che
profitto ha l'uomo di tutta la fatica che sostiene sotto il
sole? [Ecclesiaste, 1]
Io
ritengo che la domenica a riposo non sia una battaglia da vincere,
una esigenza o un miglioramento della vita dei lavoratori della
Reggia. Ritengo che sia un diritto. Il diritto di non essere
stritolati dalla logica del lavoro comunque, il diritto di curare la
propria dimensione personale che si staglia al di fuori delle mura
della Reggia per iniziare in quelle casalinghe. Una giornata con
proprio marito. Una gita in montagna con gli amici. Una trasferta con
proprio figlio.
Quanto siamo ancora disposti a sacrificare famiglia, affetti e amicizie perchè non si è capaci o non si hanno le competenze tecniche e scientifiche di fare una tabella che faccia turnare il personale per avere UNA domenica libera al mese?
Quanto siamo ancora disposti a sacrificare famiglia, affetti e amicizie perchè non si è capaci o non si hanno le competenze tecniche e scientifiche di fare una tabella che faccia turnare il personale per avere UNA domenica libera al mese?
Perché
siamo l'unica realtà lavorativa che deve ridere amaramente di questa
assurdità, quando altri musei e altri servizi più essenziali (come
gli ospedali) applicano perfino la turnazione dei fine settimana
(sabato e domenica insieme)?
Piuttosto
si chiami un esperto da, che ne so, Palazzo Reale. Da Palazzo Madama.
O dalle Molinette. Insomma, un ingegnere logistico, magari dal CERN
di Ginevra, che abbia studiato come risolvere questo enorme ostacolo
delle ore e delle turnazioni.
Ci
venne promessa la turnazione già nel mese di agosto. Ci fu detto che
non vi erano problemi, che, sì, ci doveva essere una naturale
sperimentazione, ma che si sarebbe fatto il possibile. Si è promesso
senza poi mantenere. "Non ci riusciamo" ci è stato detto.
Di nuovo, per l'ennesima volta in CINQUE anni.
Perciò delle due una: o avete mentito fin dall'inizio o la vostra bocca proferisce parole in maniera superficiale, si muove senza che voi riusciate prima a ragionare sulla materia in questione, tanto da rendervi ridicoli quando questa cade di fronte alla realtà.
Perciò delle due una: o avete mentito fin dall'inizio o la vostra bocca proferisce parole in maniera superficiale, si muove senza che voi riusciate prima a ragionare sulla materia in questione, tanto da rendervi ridicoli quando questa cade di fronte alla realtà.
Inoltre,
come risposta concreta, abbiamo ottenuto turni domenicali di 8 e 11
ore. Perdonate se il mio cuore non è propenso alla gratitudine nei
vostri confronti.
Forse
però mi sbagliavo. Forse il dubbio si insinua infine nel mio
pensare. Forse non siete voi che non avete capito noi. Siamo noi che
ci siamo illusi delle vostre intenzioni. Ma per questo si può sempre
rimediare.
Qòelet
sabato 7 luglio 2012
Da ricordarsene la prossima volta!
Beh, la prossima volta che sarà necessario ricordiamocene!
Zak
Zak
martedì 3 luglio 2012
SELZ - uno spazio dedicato alle rivendicazioni sindacali degli ultimi mesi
La vicenda della Venaria Reale, con le conquiste salariali e l'ottenuto contratto di categoria in un settore come quello museale dove spesso e volentieri questo non viene applicato, ha fatto discutere anche in ambito politico a sinistra. Pubblichiamo qui la copia telematica del giornale di Sinistra Ecologia e Libertà di Venaria dove in prima pagina viene pubblicato un intervento che racconta i fatti accaduti negli ultimi mesi.
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La Redazione
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