Frase del mese

FRASE DEL MESE

"Sono fiero dei miei collaboratori, che hanno creato un bando complesso, rigoroso, fatto in modo scientifico" (Mario Turetta, direttore della Reggia di Venaria), infatti taglia del 40% i servizi e non da garanzie chiare su contratti e assunzioni...

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giovedì 3 novembre 2016

Noi siamo ancora qui



Alla fine qualcuno pensa di averla avuta vinta: il nuovo appalto de La Venaria Reale è partito il 1° novembre 2016.

Di fronte al 2milioni di fatturato in più denunciato sui giornali e di fronte al 30% di turisti in più, la Reggia di Venaria ha deciso di andare "scientificamente" (cit.) nella direzione che si è concretizzata qualche giorno fa:
  • tagli del 20-25% sui servizi al pubblico;
  • dai 150€ ai 250€ in meno nella busta paga dei lavoratori;
  • acuire la tensione sociale (pensate un po' come stiamo lavorando bene e col sorriso sulle labbra pensando al punto sopra);
  • code, code, code, code e code... e disservizi per i visitatori

Per questo non si vuole mettere fine alla mobilitazione contro questo bando di gara che ci ha tagliato non semplicemente dei soldi, ma sostentamento per noi e le nostre vite: già prima non prendevamo più di 1100€, ora...

Domani urleremo la nostra rabbia in piazza, domani chiederemo ANCORA a chi ha delle responsabilità di intervenire per rimediare a questa ingiustizia.

Domani noi siamo ancora qui.

martedì 17 maggio 2016

BLITZ! Incontri ravvicinati: i lavoratori/trici della Venaria e il ministro Franceschini al Salone del Libro 2016 di Torino

IN ESCLUSIVA VIDEO E IMMAGINI DEL BLITZ DEI LAVORATORI/TRICI DELLA REGGIA DI VENARIA AL SALONE DEL LIBRO 2016 DI TORINO COL MINISTRO DEI BENI CULTURALI DARIO FRANCESCHINI!
Oggi (12 maggio 2016, ndr) al Salone del Libro di Torino, presso la Sala Rossa, si è svolta una conferenza dal titolo "Istruzione e Cultura"; tra i relatori c'era il Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini e si è parlato anche della Reggia di Venaria, per presentare un progetto svolto nella Residenza da alcune scuole. 
I rappresentanti sindacali Usb e una delegazione di lavoratori hanno partecipato alla Conferenza e hanno inscenato una improvvisa azione di protesta, che ne ha interrotto lo svolgimento,salendo sulle sedie con uno striscione e denunciando a voce alta l'esubero che è stato dichiarato nel nuovo bando di gara.
Le forze dell'ordine, probabilmente già avvisate da qualche membro del Consorzio che presenziava alla Conferenza e ha riconosciuto i lavoratori, hanno prima mandato una "messaggera" a chiedere di non fare azioni di disturbo, in cambio di una ipotetica disponibilità all'incontro del Ministro, e poi hanno prontamente braccato e cercato di allontanare i lavoratori dalla Sala, strappandogli lo striscione. 
Ma ormai il gesto di protesta aveva creato clamore nell'aula e attirato l'attenzione dei presenti, tanto che Franceschini si è avvicinato ai lavoratori e ha concesso un breve ascolto alle loro richieste al di fuori della Sala.
Dopo l'esposizione dei lavoratori e qualche domanda, il Ministro è rientrato in sala con l'unica promessa di informarsi sulla situazione, e ha lasciato i lavoratori fuori, in compagnia delle forze dell'ordine, che hanno fotografato lo striscione e preso le generalità di uno di loro.

SCIOPERO ALLA REGGIA DI VENARIA: PrimoMaggio di lotta contro i tagli

FESTA DEI LAVORATORI: SCIOPERO, CORTEO E PRESIDIO ALLA REGGIA DI VENARIA. OGNI GIORNO VIVIAMO UN PRIMO MAGGIO.
 
Anche quest’anno ha sfilato il corteo del primo maggio, un po’ bagnato ma molto sentito, nelle principali vie del centro storico di Torino, è partito da piazza Vittorio per arrivare in piazza San Carlo, con una imprevista lunga sosta in piazza Castello che ha deciso la Polizia per non disturbare il comizio di Fassino. Anche noi abbiamo partecipato e portato i nostri striscioni per queste vie e sul palco in piazza San Carlo.
L’USB, il più partecipato sindacato in Reggia, il primo maggio ha indetto lo sciopero di tutto il giorno, noi lavoratori della Reggia abbiamo aderito in massa, un numero al di sopra di ogni più ottimistica aspettativa; 13 erano i precettati dall’azienda per garantire la fruizione parziale del complesso e la sicurezza di visita, secondo le nuove normative in quanto i musei sono diventati "servizi essenziali".
I motivi che ci hanno uniti in questa scelta sono molti, per noi non si è trattato solo di onorare questo giorno di festa per i lavoratori, non solo la protesta per il grave peggioramento o cancellazione delle tutele dei lavoratori: l’abolizione dell’articolo 18, il Jobs Act e il nuovo codice degli appalti.
Si aggiunge a questa chiara volontà di indebolire il lavoratore da parte del governo, il fatto di essere legati a cooperative a cui viene data la gestione in subappalto dal nostro reale “datore” o che lo è indirettamente Il Consorzio per la valorizzazione della Venaria Reale. Le cooperative si aggiudicano la gara per 4-3 anni a volte rinnovabili, seguono i ricorsi e successivi cambi di cooperativa, una volta assestato il nuovo rapporto lavorativo scade, arriva nuovamente il caos, ancora l’incertezza. Ad ogni cambio appalto ci aspettano nuove lotte per il mantenimento del nostro posto di lavoro, per un contratto e una retribuzione dignitose, nei bandi sono inserite sempre nuove sorprese, qualche trappola pronta a scattare.
Questo corrente è il nono anno in queste condizioni, il più AVVINCENTE grazie al nuovo direttore Mario Turetta che prevede nella gara in svolgimento il taglio del 38% del personale della Reggia, senza dichiarare lo stato di crisi, in cui non è inserita una blandissima clausola sociale o il contratto di riferimento. Il nostro direttore ci sta costringendo a vivere ripetutamente il primo maggio per le strade e le piazze tra Torino e Venaria, per far sentire la nostra voce a chi possa e voglia interrompere questa ingiustizia, mentre lui non vuole ricevere o ascoltare i nostri delegati.
Il primo maggio, nel pomeriggio, il nostro corteo da Torino si è spostato davanti la Reggia, un presidio anche davanti la coda formata davanti la biglietteria, i nostri delegati hanno preso la parola a turno e evidenziato i motivi che hanno costretto l’assenza dal personale in Reggia, e scusarsi dei conseguenti disagi che stavano vivendo.

martedì 3 maggio 2016

INTIMIDAZIONE SINDACALE alla Reggia di Venaria: cosa è accaduto oggi


Gravissima intimidazione antisindacale da parte dell'ATI La Corte Reale scrl, l'azienda che gestisce i servizi in appalto rimessi in discussione con la tanto avversata nuova gara d'appalto.
Nella giornata di oggi, 3 maggio 2016, a tre giorni dallo sciopero ampiamente partecipato del primo maggio, i responsabili della suddetta azienda, che da quattro anni lavora presso la struttura, sono passati da tutti i lavoratori e le lavoratrici che hanno partecipato all'assemblea sindacale LEGITTIMA E AUTORIZZATA dalle autorità competenti il 25 aprile 2016. Motivo la consegna della lettera qui pubblicata.


 Cliccare sulle singole pagine per leggerne il contenuto
L'azienda lamenta che il sindacato non abbia accolto la sua richiesta di spostare l'assemblea in una data diversa: la richiesta è legittima, ma non vincolante. Le assemblee sindacali, per il diritto del lavoro italiano, sono INDETTE dalle OO.SS., che possono collocarle quando vogliono. Solo la prefettura può bloccare un'assemblea per termini di legge, e questo il 25 aprile 2016 non è accaduto. L'AZIENDA NON PUÒ PRETENDERE CHE VENGA SOSPESA O CAMBIATA LA DATA DI UNA ASSEMBLEA SINDACALE REGOLARMENTE AUTORIZZATA. TANTO MENO NON PUÒ POI FAR PARTIRE AZIONI DISCIPLINARI (!!!) PER CHI VI HA PARTECIPATO!
L'entità di questa azione è gravissima: azioni disciplinari per aver partecipato a un'assemblea sindacale regolarmente autorizzata. Se non può garantire il servizio (cosa falsa, perché in passato come anche il 25 aprile 2016 è stato chiamato del personale esterno o fatte delle sostituzioni per coprire il servizio), l'azienda non può andare contro il sindacato o, peggio, contro i lavoratori che partecipano alle assemblee.
La cosa che rende maggiormente ridicola (e non solo grave) la faccenda è che le lettere sono state consegnate anche a lavoratori e a lavoratrici che il 25 aprile erano a casa di riposo, non erano in turno e che perciò hanno impiegato il loro tempo libero come meglio gli aggradava, in questo caso per partecipare a un'assemblea sindacale del loro sindacato.
Abbiamo scoperto questa mattina che tutte e tre le cooperative formanti l'ATI La Corte Reale sono in gara per il nuovo appalto, sia la REAR coop, che la Copat che la Coopculture; la REAR e la Copat, come nel 2008, si presentano insieme.
Non ci stancheremo mai di dire che una di queste cooperative, la REAR coop, è la cooperativa di famiglia di Mauro Laus, consigliere regionale PD, oggi Presidente del Consiglio regionale del Piemonte, già presidente di questa cooperativa e oggi, vista la sua carriera politica ha lasciato la cooperativa... a sua cognata, con sua moglie consigliere. Non ci stancheremo di dire che questo, per noi, è un CONFLITTO D'INTERESSI grande come una casa, visto che la REAR da più di dieci anni vince appalti pubblici cittadini e regionali con pochissima concorrenza (visti anche gli stipendi da fame che paga ai suoi lavoratori, 4€ netti all'ora). Almeno lo sa il Presidente del Consiglio regionale del Piemonte (facente parte del maggior partito di sinistra, il PD), che la sua cooperativa di famiglia avvalla azioni antisindacali?
La responsabilità di questa azione intimidatoria è di queste tre cooperative, ma ci chiediamo: il Consorzio di Valorizzazione Culturale La Venaria Reale, che è un ente in gran parte pubblico (con Regione Piemonte, Comune di Venaria Reale e Ministero dei Beni Culturali) è a conoscenza di una condotta antisindacale di questo calibro? O forse fa comodo far finta di niente? Speriamo che i nostri dubbi siano nella parte del torto e di essere smentiti al più presto dal Consorzio stesso.
È CHIARO CHE STIAMO SUBENDO INTIMIDAZIONI E ATTACCHI, CHE VANNO ANCHE CONTRO IL NOSTRO DIRITTO SINDACALE DI PROTESTARE, SECONDO LA LEGGE, CONTRO UNA SITUAZIONE CHE CI VEDE SUBIRE IL 38% DEL TAGLIO DEL LAVORO, MENO FINANZIAMENTI PER IL NOSTRO LAVORO (UN MILIONE DI EURO), MANCANZA DI SICUREZZA SU CONTRATTI E TOTALE RIASSUNZIONE, SERVIZI MESSI IN CONCESSIONE E ALLA MERCÈ DELLE CAPACITÀ FINANZIARIE DI CHI VINCERÀ L'APPALTO.
Molti lavoratori e lavoratrici hanno oggi rifiutato di prendere e firmare la lettera, il sindacato maggioritario in Reggia, la USB, ha tranquillizzato i suoi iscritti confermando l'illegittimità delle lettere e la loro immediata contestazione: ora se ne occuperanno loro nelle sedi opportune.

Ci domandiamo quindi: sono queste le vostre carte? Queste le carte che calate dal vostro mazzo? Sembrano un po' vuote, se pensate di fermare un fronte molto compatto nella lotta contro questa gara d'appalto.

sabato 30 aprile 2016

PIÙ TAGLI... PIÙ CODE come salvare la Venaria Reale

Il 24 e il 25 aprile 2016 la Reggia di Venaria ha avuto un ammontare di ingressi pari a circa 55000. 
Esatto, CINQUANTACINQUEMILA INGRESSI. In due giorni. Tanti, vero?

Giustamente il comitato elettorale di Piero Fassino cita i successi della Torino (e cintura) turistica...

Ovviamente il merito va al luogo, magnifico, alle belle giornate, alla passione di tanti torinesi, piemontesi e turisti che stanno semrpe più scoprendo un gioiello che stupisce sempre. E forse anche merito un po' nostro, che cerchiamo di accogliere con gentilezza e professionalità i tanti visitatori, anche in questo periodo dove non è facile essere sorridenti.

Anche il candidato sindaco alla città metropolitana di Torino Piero Fassino (sindaco uscente) ha ricordato questi numeri e questo successo forse imprevedibile. C'è una cosa che però Piero Fassino e il suo comitato elettorale dimenticano di citare sempre: il tanto famigerato taglio del 40% che vivremo con il nuovo appalto.
Tralasciamo pure gli altri aspetti critici di questa gara d'appalto "scientifica e rigorosa" (cit.!), aspetti come la clausola sociale, lo stipendio, la concessione in esterno di molti servizi... 
Fermiamoci solo a quel 38-40% prospettato (qui spieghiamo bene il perché della cifra): come si farà a continuare a garantire un accoglienza DECENTE (almeno) con tutte quelle ore di servizio in meno? Saremo tutti a chiamata? Benissimo, evviva, addio allo stipendio fisso... Ma sempre meno ore saranno per il visitatore, da 113000 a 71000!

Ecco perché i tagli del 40% sono assurdi se non ridicoli

Già ora il personale scarseggia, eppure il Consorzio di Valorizzazione Culturale La Venaria Reale e il suo direttore Mario Turetta, appoggiato da molti consiglieri regionali PD, come Mauro Laus ("Ma chi? quello della cooperativa di famiglia REAR, che gestisce la stragrande maggioranza dei musei torinesi pagando 4€ i suoi lavoratori?" Sì lui, ma non ditelo a Chiamparino, ancora si parla di conflitto d'interesse...), o come l'assessore alla cultura Antonella Parigi ("Ma chi? quella che definisce un 40% di ore in meno solo razionalizzazioni e non tagli?" Sì, lei, ma non ditelo a Chiamparino che non sa fare di conto...), hanno deciso di andare avanti con la gara d'appalto.

Noi proveremo a far cambiare loro idea, perché non è un danno solo a noi, ma anche alla Venaria Reale che loro decantano tanto senza aver provato per almeno un giorno l'emozione di vedere le facce di stupore dei bambini entrando nella Galleria Grande, il sorriso di una vecchia venariese che non credeva di avere la possibilità in vita sua di vedere restaurata la Reggia, l'arrabbiatura di un visitatore a disagio per via della cartellonistica carente o per gli orari indicati sbagliati... noi viviamo la Venaria e i suoi ospiti ogni giorno, voi volete tagliare questo vissuto e questo potenziale.
Marco Grimaldi (SEL) e il suo intervento al Consiglio Regionale in nostro favore

Domani, festa dei lavoratori, noi scioperiamo. E sia chiaro, è ovvio che scioperiamo per i nostri diritti, questo è fuori discussione. Ma salvando noi, vogliamo anche salvare quel patrimonio che voi indegnamente credete di amministrare al meglio.

giovedì 14 aprile 2016

LA REGGIA HA GIÀ TAGLIATO LE DIVISE DA ANNI... i prossimi tagli siamo noi!



Da un paio di giorni, se un visitatore entra a visitare la Reggia di Venaria, troverà il personale, che da nove anni accoglie e cura le visite, in un vestiario un po' "sportivo": i lavoratori e le lavoratrici dei servizi in appalto, che rischiano il 40% di tagli con la nuova gara d'appalto in corso indetta dal Consorzio che gestisce la reggia sabauda, hanno deciso di lasciare a casa le divise... prima di rimanere loro stessi a casa!

Articolo su La Stampa di Torino

In realtà questo gesto, che mira a guadagnarsi un po' di visibilità tra i media, prende due piccioni con una fava: i lavoratori e le lavoratrici con questo gesto stanno protestando anche contro i tagli che l'azienda in appalto (l'ATI La Corte Reale scrl) ha già fatto riguardo le divise... LA PRIMA A NON FORNIRE LE DOVUTE DIVISE È PROPRIO L'AZIENDA! È una richiesta/rivendicazione non nuova alla Reggia di Venaria. Ecco il perché.

Molti di noi da quattro anni (dall'inizio dell'ultimo appalto) hanno ricevuto un solo completo di giacca/camicia/foulard/cravatta/pantalone. E basta.
Essendo la qualità parecchio bassa, dopo qualche mese o la giacca si è sfilacciata, o i pantaloni si sono bucati, o la cravatta si è "autodistrutta".

Qualche cambio è stato dato, è vero, ma col contagocce: una cravatta qua, qualche pantalone là, a volte di taglia diversa per carenza d'inventario... ma poi di nuovo da capo. Lavorando sei giorni su sette, avendo la maggior parte dei lavoratori un solo completo, vista anche la bassa qualità degli indumenti, l'usura è scontata. E dopo una toppa, e dopo un altra, ecco che è da anni che i lavoratori e le lavoratrici sono costretti già per necessità a prendere dal proprio guardaroba il vestiario per poter accogliere, nel miglior modo possibile, chi fa tanti o pochi kilometri di viaggio per godersi la Venaria Reale.

In passato per assurdo l'azienda (ATI composta da tre cooperative, la Coopculture, la Copat e la famosa REAR, il cui rapporto con la Reggia è riassunto qui) ha ammesso che non poteva rifornire i lavoratori con nuove divise, giustificando una mancanza di fondi (da chi? dal Consorzio?), ma ha mandato delle lettere per mancato uso dell'abbigliamento come da mansionario.
Quindi, in uno stato di schizzofrenia, i/le lavoratori/trici non potevano mettere la propria unica divisa bucata e logora, ma neanche venire al lavoro con  un abbigliamento proprio consono. 
COSA AVREBBERO DOVUTO FARE?
Inoltre nei mesi invernali la divisa fornita non è adatta, troppo leggera (in controluce si può vedere attraverso ai pantaloni), vista la temperatura in certi ambienti della Reggia in quella stagione, come il Bookshop, la Chiesa e certe sale delle mostre temporanee. Anche in questo caso chi ha provato a "osare" a mettersi dei pantaloni/giacca un po' più pesanti ha ricevuto una lettera disciplinare: bisogna stare al freddo, con pantaloni e giacche leggeri e bucati.
Tutte queste lettere, perché assurde, sono state contestate una per volta e per forza di cose ritirate, tanto che poi l'azienda ha sottoscritto con i sindacati, coinvolgendo anche i Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza, un'intesa firmata il 17 febbraio 2014 che prevede questo:
"Le OO.SS. e i RLS lamentano la mancanza di indumenti di ricambio e l'inadeguatezza degli stessi. L'azienda ne prende atto, ma dichiara l'impossibilità economica momentanea, di adempiere alla adeguata fornitura. I lavoratori si impegnano a utilizzare la divisa fornita ed in mancanza della stessa a usare indumenti decorosi, l'azienda non ricorrerà a provvedimenti disciplinari della divisa."
Ma detto tutto ciò, vista l'iniziativa #nodivisaziendale che da due giorni è partita alla Reggia, i lavoratori e le lavoratrici dei servizi in appalto da oggi hanno incominciato nuovamente a ricevere le lettere disciplinari; nella presente mattinata una quindicina.
I lavoratori e le lavoratrici dei servizi in appalto sapevano dell'eventualità di lettere, anche alla luce delle passate contestazioni disciplinari; ma sono anche contro OGNI FORMA DI TAGLIO, non solo (e soprattutto!) contro quelli sulla propria pelle, ma anche quelli che immiseriscono e rendono poco dignitoso il loro lavoro e la visita di chi viene alla Venaria. La cultura giustamente (e finalmente) è sulla bocca di tutti i politici e le istituzioni di questo Paese, sottolineando che è la nostra principale industria. Se però si è coerenti allora bisogna INVESTIRE nella cultura: lo diciamo alle istituzioni e al Consorzio che finanzia i servizi in appalto a Venaria, comprate un paio di giacche in più e cancellate i tagli alle ore di servizio per i visitatori (circa il 40%), i quali non chiedono nient'altro che essere ben accolti su tutti gli aspetti del loro soggiorno.


mercoledì 6 aprile 2016

Quanto può far male una forbice? Tagli di ieri e di oggi alla Reggia di Venaria


COSA STA ACCADENDO ALLA REGGIA DI VENARIA?
Odore di tagli alla Reggia di Venaria. Tagli agli sprechi? No. Taglio di personale. Quello che sta alla base della filiera, quello subappaltato ma fondamentale perché è quello che cura la cosa più preziosa che possiede la Venaria: i suoi visitatori.
Infatti dopo quasi nove anni di attività, la nuova gara d'appalto per i servizi di sorveglianza, assistenza, custodia, accoglienza, biglietteria, call center e attività didattiche, indetta dal Consorzio di Valorizzazione Culturale La Venaria Reale (l'ente che gestisce la reggia sabauda), ha deciso di:
- tagliare del 40 per cento circa le ore di servizio (da 113000 a 71000);
- non pagare i futuri servizi di attività didattiche, accoglienza e call center (saranno in concessione e sul spalle dell'azienda/cooperativa che vincerà l'appalto); 
- ridurre la paga oraria;
- non fissare il contratto di categoria;
- non garantire ai lavoratori già in servizio il totale assorbimento.

Insomma, può bastare (e avanzare) per giustificare la forte mobilitazione che i 103 addetti di sala, biglietteria, call center, accoglienza e didattica hanno fatto partire. Il 4 aprile 2016 in prefettura il sindacato USB era presente, chiamato dal Prefetto di Torino, con una nutrita delegazione di lavoratori e lavoratrici, per incontrare il Consorzio e trovare una conciliazione: il Consorzio non si è presentato. Sembrano ormai inevitabili futuri scioperi nel mese di aprile per tentare di obbligare il Consorzio a ritirare la gara d'appalto.

PIÙ VISITATORI, MENO LAVORATORI PER ACCOGLIERLI.
Un taglio incredibile e difficile da credere, visti anche gli ultimi successi di pubblico che la Venaria Reale ha avuto in queste settimane a ridosso delle festività pasquali. Risultati di cui lo stesso Consorzio si vanta e declama a gran voce: ben 14000 visitatori solo a Pasquetta. Anche La Repubblica ne ha parlato. Da Sabato Santo a Pasquetta in tutto 25700 visitatori. Il pienone non sembra fermarsi, perciò neanche il successo della Venaria, che ha aperto da poco una grande mostra sul fotografo Steve McCurry.
Tantissimi visitatori, ma meno addetti per accoglierli, guidarli, aiutarli a godersi un patrimonio UNESCO che dal 2007 incanta moltissime persone. Tagliare del 40 per cento i servizi aiuterà i visitatori oppure no?

LA GOCCIA CHE FA TRABOCCARE IL VASO: NON È UNA NOVITÀ.
Ma questi sono solo gli ultimi e più vistosi tagli che il Consorzio di Valorizzazione Culturale La Venaria Reale - di cui Mario Turetta è direttore - ha fatto, gli ultimi di una serie che proviamo a riassumere qui. Tutti tagli che penalizzano certamente i lavoratori, ma anche il servizio per i visitatori, che pagano regolarmente il loro biglietto.
Di fronte a forti tagli già avvenuti in questi anni, l'ulteriore taglio del 40 per cento di quello che è rimasto è maggiormente incomprensibile. Proviamo allora a capire cosa già oggi si è tagliato, per rendersi conto di quanto il servizio già ridotto funzioni o meno. Qui di seguito confrontiamo la situazione in alcuni ambienti.

LE SALE INTERNE
Nel 2007/08 quando la Reggia aveva aperto i battenti aveva ovviamente bisogno di molto personale, sia perché è sintomatico per ogni attività di nuova apertura, ma anche per le enormi aspettative e il grande successo che ha avuto fin dall'inizio. Quindi dopo i primi mesi di assestamento e di una maggiore razionalizzazione del personale ecco quali erano le sale presidiate:
Le postazioni con G cerchiata in arancione, nel periodo 2008-2012 - Piano Seminterrato

Le postazioni con G cerchiata in arancione, nel periodo 2008-2012 - Piano Nobile
Nel 2012 parte il nuovo appalto e dopo qualche mese ecco ulteriori tagli, questa volta non per una sintomatica organizzazione dopo i primi mesi di grande afflusso di gente, ma per far cassa:
Le postazioni con G cerchiata in arancione, nel periodo 2012- oggi - Piano Seminterrato
Le postazioni con G cerchiata in arancione, nel periodo 2012- oggi - Piano Nobile
Si può notare come nel Piano seminterrato siano spariti ben otto lavoratori su quattordici, lasciando un solo addetto con mansioni di primo soccorso, accoglienza e sorveglianza per le prime sale di visita (dalla sala 1 alla sala 13). Ma anche al Piano Nobile i tagli si vedono, tanto che la sala più famosa e bella della Reggia perde il presidio fisso, cosa già denunciata su questo blog il 15 ottobre 2012, documentando come ciò portasse a gravi problemi di sicurezza e incuria.
Nel computo non sono state calcolare le sale che dal 2008 a oggi si sono aggiunte perché restaurate e aperte al pubblico, dedicate alle mostre temporanee, cioè quelle de Le Sale delle Arti, delle Scuderie e della Citroniera. Si sono aggiunte sale e mostre, ma si è tagliato il personale. 

I GIARDINI
Di sicuro i bei giardini della Reggia sono quelli che hanno subito i tagli più cospicui, benché nel corso degli anni si siano aperte anche qui sempre nuove zone, come i Potager Royal (gli orti).
Secondo voi quante persone di servizio ci sono per guardare gli 80 ettari dei giardini e per esser d'aiuto a chi vi fa visita? Cinque? Quattro? Due?
Uno.
Sì, avete letto bene. Uno. 1 su 80 ettari.
Un solo addetto che, dotato di macchinina, non può però allontanarsi dagli specchi d'acqua della Peschiera e del Canale Centrale.
Andiamo con ordine, qui invece la presenza di addetti dal 2008 al 2012:

Invece oggi la situazione è, tristemente, questa:
A parte l'ingresso 1 (la Torre dell'Orologio), su cinque addetti ai giardini ne è rimasto uno, che però, ripetiamo, non può spostarsi ovunque. 
Andiamo allora a guardare la copertura del servizio, prima e dopo i tagli del 2012


La copertura totale dei giardini PRIMA del 2012 (a destra la zona del potager royal in nero, ancora non pronta e chiusa al pubblico)
La copertura totale dei giardini DOPO il 2012 (a destra la zona del potager royal aperta e fruibile)
Perciò, di fronte a un aumentare dell'area visitabile, si è scelto di tagliare personale. L'unico rimasto è l'addetto con la macchinina per il controllo degli specchi d'acqua, imposto dall'ASL. 

NON BASTA? LA TEORIA DEI GIOCHI
Quindi dal 2012 a oggi la Reggia di Venaria ha già avuto (e subito) diversi cospicui tagli. Possono bastare? A quanto pare no. È rimasto ben poco, ma di questo "ben poco" si vuole toglierne il 40 per cento. Inoltre non si garantisce il contratto nazionale di categoria Federculture. Lo stipendio medio in Reggia si aggira intorno ai 800-900 euro, la maggior parte dei contratti sono part-time, la maggior parte dei lavoratori e delle lavoratrici hanno una famiglia da mantenere. 
La Teoria dei Giochi è quella tattica che porta a scelte individuali per il massimo guadagno di tutti: se ci guadagniamo un po' tutti non posso che vincere anch'io. Perciò la domanda con cui vorremmo chiudere è: non converrebbe a tutti, Consorzio, visitatori, lavoratori, Regione Piemonte, non fare ulteriori tagli visti già quelli avvenuti in passato?
Si attendono logiche e sensate risposte, il più possibile sagge e concrete.

venerdì 23 novembre 2012

Beh, se ci tiri in ballo, Mr. Laus...!


Se continuiamo a scrivere della vicenda del Museo del Cinema e dei lavoratori licenziati ingiustamente (come il tribunale ha confermato) non è perchè questo blog si sta trasformando nel blog della Mole (forse, si potrebbe chiamarlo allora "iMOLiamoci forte!") ma per tre chiare ragioni che non possono essere taciute:

1) Alla Venaria Reale, con condizioni e contratti diversi (la situazione è migliore invero) vige la stessa e identica logica: un luogo di cultura esternalizza i propri servizi primari (biglietteria, guardineria, assistenza, call center, pulizie, sicurezza, didattica, ecc...) per avere un risparmio, creando anche una divisione del lavoro tra "noi" e "loro", con diritti e discipline diverse; questo non evita che quando si fanno dei tagli del personale i primi a rimetterci sono i lavoratori e le lavoratrici delle aziende/cooperative in appalto, che ricevono semplicemente un taglio di ore che si trasforma in lavoro in meno (o assente!) per alcune persone, come la vicenda dei nostri 23 colleghi insegna.

2) La vicenda era stata ripresa e diffusa dal nostro blog, con conseguenti malumori della REAR e di Laus stesso, due nostri sindacalisti hanno rischiato forti sanzioni disciplinari (per saperne di più leggi qui) perchè impegnati con l'USB in quella battaglia. Quella della Mole è una storia che ha coinvolto Venaria nel passato...

3) ...e nel presente! Sì, perchè il grande statista di sinistra Mr. Laus ha risposto all'ignavo e poco informato Mr. Loach che lui si è sempre speso per i propri lavoratori, che ha applicato sempre il contratto che la committenza gli chiedeva, e che dove questo era diverso dall'Unci non ha mai avuto problemi ad applicarne uno diverso. Anzi, riportiamo qui di seguito le parole esatte che ha lasciato a La Stampa oggi:
«Partecipiamo agli appalti pubblici con la massima attenzione alla normativa vigente, a quanto contenuto nei capitolati e a quanto richiesto dai bandi di gara, compresa l’applicazione di contratti alternativi all’Unci, come avviene ad esempio alla Reggia di Venaria. E in ogni caso alla Mole i contratti rispondono alla normativa».  (Mauro Laus, presidente REAR e Consigliere Regionale PD Piemonte, La Stampa del 22 novembre 2012)
Anzi se volete leggere l'articolo in forma web cliccate qui.

Mr. Laus, se ci chiami in causa non possiamo che risponderle: ha detto un'altra bugia! Anzi, una cosa ancora peggiore, una cosa che è ancora più efficace e mistificatrice di una bugia: ha detto una mezza verità.
Ma nessun problema, le rinfreschiamo noi la memoria.

REAR E VENARIA, UNA STORIA DI CONTRATTI APPLICATI.
La REAR arriva a Venaria nel 2008, ad appalto già avviato, dopo aver vinto alcune cause legali contro le cooperative che avevano inizialmente preso in gestione il complesso. Quando la Reggia e i giardini aprirono i battenti nel 2007 i lavoratori vennero assunti con il contratto MULTISERVIZI, un contratto creato per le pulizie ma che permetteva un monte ore fisso, un guadagno di 5,4€ netti all'ora, tempo indeterminato, malattia completamente pagata, ferie garantite, tredicesima e quattordicesima. Nel 2008 arriva la REAR e mette subito in chiaro una cosa, cioè che applicherà per tutti i suoi dipendenti della Reggia il contratto UNCI, peggiorativo: 4,20€ netti all'ora, nessun monte ore fisso (solo una disponibilità dalle 0 alle 40 ore, che non garantisce lavoro continuativo e che, in caso un datore di lavoro voglia, può essere strumento di ricatto), malatia pagata solo dal terzo giorno, nessuna tredicesima, nessuna quattordicesima e maturazione di permessi e ferie minore.
Insomma, i lavoratori della Reggia hanno rischiato di, dopo solo pochi mesi di servizio, veder stracciato un contratto firmato e già applicato e di vedersi applicato un contratto di gran lunga peggiore, tutto questo con un pagamento della committenza della stessa cifra alla REAR di quella che dava alle cooperative precedenti, quindi un abbassamento di stipendio ingiustificato. SENZA CONTARE CHE NELL'APPALTO ERA SCRITTO BEN CHIARO CHE IL CONTRATTO DA UTILIZZARE ERA IL MULTISERVIZI!!!
Son dovuti passare mesi di trattativa, agitazioni sindacali, incontri dal prefetto, pronunciamenti della Regione Piemonte e anche interventi di dirigenti del Partito Democratico a livello nazionale per  dissuadere il loro "compagno" Laus a cedere; cosa che fece, uscendo subito dopo dal PD, entrando a far parte dei Moderati per il Piemonte. Rientrerà nel Partito Democratico solo dopo esser stato corteggiato dalla Bresso per le elezioni Regionali 2010 (ricordiamo che Laus capitalizza un patrimonio di 7500 voti in Piemonte, preferenze dirette che portano il suo nome).
Ecco qui gli articoli de La Stampa di quei giorni:


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Finale a lieto fine? Più o meno. I lavoratori precedentemente assunti hanno visto sì confermato il loro contratto Multiservizi, ma coloro che sono stati assunti successivamente e che ancora oggi lavorano alla Reggia hanno iniziato il loro rapporto di lavoro alla Venaria Reale con un contratto UNCI!!! A nulla son valse le denunce dei sindacati sia alla REAR che al Consorzio della Venaria Reale, che di fatto ha chiuso gli occhi di fronte alla presenza dell'UNCI in Reggia. Quindi dal 2008 fino al primo maggio 2012 (data dell'avvio del nuovo appalto) abbiamo avuto lavoratori di serie B e lavoratori di serie C (i lavoratori di serie A erano e rimangono ovviamente coloro direttamente assunti dal Consorzio, dalla Reggia, senza tramiti, gestioni terze, ecc...), con due contratti ben diversi che applicavano due pesi e due misure: Multiservizi e UNCI.
Quindi non prenda in giro i lettori del quotidiano torinese e soprattutto noi, Mr. Laus. Inoltre le ricordiamo che se oggi i lavoratori e le lavoratrici della Reggia hanno un contratto ancora diverso e migliore (il Federculture) è stato grazie non alla sua bontà e correttezza, ma perchè quei lavoratori hanno lottato per averlo, sia contro di lei che contro la dirigenza della Reggia di Venaria, non molto propensi.

UNCI, PERCHÉ NON APPLICARLO MAI.
Inoltre Mr. Laus, voglio ricordarle una cosa: IL CONTRATTO UNCI È STATO DICHIARATO NON COSTITUZIONALE! Quindi non dovrebbe proprio porsi il problema di leggere bene i capitolati degli appalti per vedere se applicarlo o meno... NON DOVREBBE PROPRIO APPLICARLO!!!
Perché è stato dichiarato anticostituzionale? Ma come, un politico di centrosinistra come lei, anzi del "primo partito del Paese", non sa il perché? Bene, anche qui siamo lieti di rinfrescarle la memoria.
L'articolo 36 della Costituzione della Repubblica Italiana enuncia che: 
«Il lavoratore ha diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e alla qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa». 
Nel 2010 una lavoratrice di Torino che lavorava con il contratto UNCI (non della REAR) ottiene dal tribunale del lavoro di Torino la non costituzionalità del contratto UNCI. Anche La Stampa di Torino ne parlò a suo tempo.
Insomma, a quanto pare per la più alta legge italiana (la Costituzione), esser pagati 4,20€ netti all'ora non è dignitoso e non garantisce la sostenibilità propria e della propria famiglia. Strano vero?

Comunque non demorda Mr. Laus, dopo l'esposizione mediatica a livello internazionale che si è meritato, lei davanti a sé ha ancora un futuro aziendale e politico, anche quando casomai sarà costretto a cambiare il contratto ai migliaia di suoi soci-lavoratori perché anticostituzionale: può sempre candidarsi alle prossime primarie, non tanto a quelle del centrosinistra o di qualunque partito che si pone a difesa del lavoro e dei lavoratori, ma a quelle dell'incoerenza, arte in cui il maestro inglese che vuole querelare non eccelle di certo.

Zak McKracken

giovedì 22 novembre 2012

Dai maestri si può solo imparare

Ken Loach è il regista giusto al momento giusto. Forse uno dei dieci cineasti più famosi d'Europa, doveva partecipare il 26 novembre al Torino Film Festival con il suo ultimo film, La parte degli angeli, per poi ricevere il premio Gran Torino, ovvero il premio alla carriera che viene consegnato durante la manifestazione sabauda. Le motivazioni del premio sono riportate ancora sul sito del TFF: "Per l'umanità, l'umorismo e la forza morale e intellettuale che trasmette con i suoi ritratti di gente vera, sia quando racconta, tra commedia e dramma, storie contemporanee (Riff Raff, Piovono pietre, Ladybird Ladybird, Sweet Sexteen, Paul, Mick e gli altri, My Name Is Joe, Il mio amico Eric), sia quando si dedica a lucide ricostruzioni storiche (Terra e libertà, Il vento che accarezza l’erba, Palma d’oro nel 2006)". 
 Chi ha seguito un poco il cinema del maestro inglese, saprà del profondo senso di giustizia che permea ogni sua pellicola, e quanto egli si sia da sempre impegnato nel rappresentare il mondo del lavoro nudo e crudo, senza inutili retoriche. Ragione per cui, quando il regista di Nuneaton ha ricevuto una lettera in cui i lavoratori del Museo del Cinema di Torino descrivevano le condizioni di sfruttamento in cui erano costretti a operare, spesso sotto ricatto, coerentemente con le sue idee e, se vogliamo, con la sua poetica, ha cortesemente rifiutato di ricevere il premio.
 Qualche intellettuale locale, con poco senso dell'onore  e molto senso del ridicolo, si è permesso di rimproverare il regista per la sua scelta, a suo modo di vedere, estremista, sostenendo che sarebbe stato molto più decoroso, per un artista della sua levatura, ritirare il premio e poi fare una dichiarazione in favore dei lavoratori della Mole Antonelliana direttamente dal palco, evitando così di danneggiare l'immagine del festival e dell'ambiente culturale torinese e di ottenere comunque l'effetto di dare visibilità alla protesta. Eh già, perché a rovinare l'immagine della città adesso sarebbe la coerenza di chi ha speso una vita a lottare contro un sistema che, evidentemente, chi avrebbe voluto consegnargli quel premio appoggia. Mai che dagli stessi scranni si sia levata una voce per denunciare le scandalose condizioni in cui si lavora nei musei torinesi e italiani: magari in questa occasione giornalisti che si dichiarano autorevoli avrebbero potuto criticare il fenomeno di ricatto occupazionale che sta alla base del rifiuto di Ken Loach a presenziare al TFF, ma hanno preferito guardare ottusamente il dito e non la luna. E il risultato è che il coro di indignazione che si è da più parti sollevato ha potuto, ancora una volta, mostrare al mondo il provincialismo italiano e l'inadeguatezza dell'ambiente culturale cittadino a gestire il patrimonio artistico e culturale che una città come Torino sa mettere in campo. Loach ha saputo parlare in nome dei lavoratori torinesi al posto di quelle personalità locali che forse avrebbero il dovere deontologico di difenderli e, invece, sono state brave solo a riempirsi la pancia e a chiudere gli occhi di fronte allo scempio occupazionale di cui, così facendo, si sono rese complici! Rendiamoci conto! C'è voluto Kenneth Loach, un regista inglese! Un uomo di 76 anni che ieri, con il suo gesto, si è rivelato un maestro nella vita, prima ancora che nell'arte. 
Meditate gente, invece di parlare. Anzi, imparate, che dai maestri si impara solo.


Dottor Slump


mercoledì 21 novembre 2012

Thank you, Mr. Loach!


Riprendiamo oggi una questione che aveva acceso forti dibattiti anche grazie a un post pubblicato sul nostro blog: quella dei lavoratori REAR licenziati alla Mole Antonelliana dopo che avevano "osato" esprimere la propria contrarietà al progetto di ridimensionamento del loro stipendio del 10% da parte della cooperativa, senza nessuna conclamata crisi.

Il 23 novembre aprirà come ogni anno il Torino Film Festival, una delle kermesse cinematografiche più prestigiose del nostro Paese, in cui in genere si espongono film d'avanguardia e d'autore. La direzione del festival ha espresso la propria volontà di consegnare il Gran Premio al regista Ken Loach. Ma il regista britannico ha fatto sapere che non ritererà il premio come gesto di coerenza e di solidarietà con i lavoratori che lavorano nella sede del TFF. Se cliccate sulle immagini qui sotto aprirete gli articoli di La Repubblica Torino e quello de La Stampa dove viene raccontato il fatto.




Il sindacato USB già mesi fa espose la situazione di intimidazione che hanno vissuto alcuni soci-lavoratori della REAR alla Mole e ala fine il regista per solidarietà ma anche per non cascare in ipocrisie (da sempre Loach è impegnato con i suoi film sulla questione lavorativa) ha deciso di rifiutare il premio. 
Ci sentiamo perciò di dire una sola cosa: THANK YOU MR. LOACH.

La situazione di questi lavoratori è ancora incerta: il tribunale ha dichiarato il loro reintegro perché il licenziamento è stato illegittimo, ma non sono ancora rientrati alla Mole. Inoltre continua ad essere applicato il contratto UNCI a tutti i soci-lavoratori della REAR (non solo della Mole Antonelliana), che è stato dichiarato incostituzionale perché non garantisce le condizioni minime di dignità e sostentamento della persona; oltre al basso stipendio di base (4,20€ netti all'ora e contratto a chiamata) continua la decurtazione di una percentuale che ha mosso al dissenso i lavoratori licenziati (ora al 6% prima al 10%).

Ricordiamo che il presidente della REAR è Mauro Laus, potente consigliere regionale, una "macchina" che sa portare a sé un bel po' di voti (7000 circa alle ultime elezioni regionali). Peccato che sia un consigliere regionale del Partito Democratico, partito che ha nel suo dna la difesa dei lavoratori. 

Beh, Mr. Laus, complimenti vivissimi, bel risultato farsi una bella figura del genere con uno dei registi più seguiti e impegnati della sinistra internazionale! Finalmente è riuscito ad approdare all'attenzione della sinistra internazionale valicando le Alpi piemontesi!

Zak McKracken


P.S.: aggiorno l'articolo perchè in queste ore sempre più articoli spuntano fuori, segno che il gesto del regista Ken Loach ha suscitato una "notizia" ripresa da diverse testate. Mettiamo qui di seguito solo il link della notizia data dal sito del TG3, con la dichiarazione del regista stesso. Per aprirlo cliccate qui.  Zak

venerdì 21 ottobre 2011

Delegati sindacali licenziati alla Reggia di Venaria?


Oggi 21 ottobre 2011 vi è stata una riunione tra la dirigenza REAR e il sindacato USB per discutere sul licenziamento dei delegati sindacali Antonio Mammone e Sacha Contu. I due sarebbero accusati di "grave insubordinazione". Il presunto "reato" commesso dai due delegati risale agli inizi di ottobre, quando la REAR aveva già reciso ogni dialogo sindacale con l'USB e aveva rifiutato un permesso sindacale ai due per partecipare a una riunione nella sede del sindacato in corso Marconi a Torino. 
Ricordiamo che la REAR è in lotta aperta (anche giudiziaria) con il sindacato USB soprattutto per la questione della Mole Antonelliana, dove alcuni iscritti sono stati licenziati perché critici circa il decurtamento del 10% del loro già basso stipendio (4 euro netti all'ora). Per capire bene la faccenda potete leggere l'altro articolo in proposito presente nel nostro blog cliccando QUI. La questione, come da noi già scritto, è approdata anche in Regione Piemonte, dove Mauro Laus, presidente della REAR, è Consigliere Regionale del Partito Democratico.
Per tale rottura nei rapporti tra sindacato e azienda venne negato il permesso sindacale ai delegati USB per partecipare alla riunione in sede USB. Quel giorno Antonio e Sacha andarono comunque in corso Marconi, convinti di stare esercitando un loro diritto, ricevendo così una lettera con l'accusa sopracitata. Oggi la direzione REAR li ha incontrati insieme agli avvocati per definire un loro possibile licenziamento. Ecco l'SMS che Antonio Mammone ha mandato a tutti gli iscritti USB della Reggia di Venaria.
Buongiorno a tutti/e, oggi io e sacha siamo stati alla rear per discutere della nostra situazione. Abbiamo detto che sono i lavoratori che scelgono il sindacato e i delegati da cui farsi rappresentare, e quindi che noi continueremo a fare il nostro lavoro e che non abbiamo paura di loro. Per una riunione a cui io e sacha abbiamo partecipato vogliono licenziarci... Tra lunedì e mercoledì ci faranno sapere la loro decisione!!!! Non vi preoccupate, lo fanno per spaventare, ma non hanno capito con chi hanno a che fare. Stiamo uniti, hanno una paura fottuta di noi!!!! Antonio e Sacha, due dei vostri delegati.
Antonio Mammone ha dichiarato che "l'attacco subito da me e da Sacha è solo un atto politico da parte della cooperativa di Mauro Laus nei confronti di un sindacato, l'USB, che sta lottando per dare più dignità a dei colleghi sfruttati in Reggia e in altri musei, come la Mole Antonelliana"; sempre a detta di Antonio Mammone, il loro licenziamento servirebbe solo per intimidire i lavoratori nelle relazioni sindacali.
Il licenziamento di due delegati sindacali, con le premesse illustrate, potrebbe essere un atto eccessivo e molto grave per la libertà sindacale dei lavoratori della Reggia di Venaria, anzi il più grave mai accaduto nel cantiere dalla sua apertura nel 2007. Se veramente la prossima settimana Antonio e Sacha venissero licenziati, 80 lavoratori su 120 della Reggia di Venaria si vedrebbero privare dei loro rappresentanti sindacali. Questo a causa del loro impegno sindacale a favore dei lavoratori stessi. L'attacco a un sindacato non è mai un attacco a un sindacato solo, ma all'idea stessa di sindacato: se oggi possono farlo con i lavoratori iscritti all'USB (che tra l'altro è il sindacato maggioritario) perché non possono farlo con i lavoratori degli altri sindacati?


Mi domando: quale sarà la reazione degli 80 e più sopracitati lavoratori presenti in Reggia? Accetteranno una decisione in tale senso o reagiranno magari con uno sciopero? I prossimi mesi sono mesi molto importanti per la Reggia di Venaria, non solo continua la mostra sulla Moda italiana (che sta riscuotendo grandissimo successo), ma a novembre aprirà anche l'attesissima mostra su Leonardo, che ha già registrato il tutto esaurito di prenotazioni e che esibirà per la prima volta il celeberrimo autoritratto del genio rinascimentale. Uno sciopero dei lavoratori in difesa dei propri delegati sindacali in questi mesi caldi rischia di attirare tutta la visibilità mediatica possibile sulle condizioni di lavoro presenti alla Reggia di Venaria e nei cantieri dove opera la REAR; una visibilità che forse né il Consorzio di Valorizzazione Culturale della Venaria Reale e né la REAR di Mauro Laus avrebbero piacere di avere. 


Zak McKracken

martedì 11 ottobre 2011

Una Mole di guai.

La REAR Società cooperativa è la cooperativa leader in ambito museale a Torino e in provincia ed è anche dal 2008 la capocordata dell'appalto che gestisce la fruizione alla Reggia di Venaria, occupandosi in particolar modo del presidio delle sale, per la sicurezza di persone e opere all'interno della struttura. Dal 2007 alla Reggia di Venaria sono presenti soprattutto due sindacati: l'USB e la CGIL. Il primo è il sindacato di maggioranza, rappresentando più della metà dei lavoratori.
Il 27 settembre 2011 la REAR, con il seguente comunicato stampa, ha deciso dopo anni di rompere ogni rapporto sindacale.
Cliccare sull'immagine per ingrandirla.
Perché questa drastica decisione che, a detta del sindacato, è un'azione antisindacale molto grave? Quali sono le ragioni?

Facciamo un po' il punto della situazione e per farlo faremo finta di prendere la navetta da Venaria per dirigerci in un altro punto turistico molto ambito nel panorama piemontese: LA MOLE ANTONELLIANA.
La gestione della Mole è stata appaltata anch'essa alla REAR, il cui presidente è il Consigliere Regionale del Partito Democratico Mauro Laus. Alla Mole, come in tutti i cantieri dove la REAR è presente (quindi anche a Venaria), i soci-lavoratori di questa cooperativa stanno subendo da qualche mese un decurtamento del 10% dal loro stipendio. L'azienda motiva tale decisione per via di una crisi aziendale, dovuta ai ritardi nei pagamenti da parte delle committenze.
L'azienda è in crisi e i lavoratori-soci ci rimettono il 10% del loro stipendio. Ora la cosa più divertente è sapere quanto prendono all'ora questi lavoratori: 4 euro e rotti all'ora!!!! Sì avete letto bene, 4 euro e rotti all'ora, non è un errore di stampa. Ci sono da aggiungere le condizioni di lavoro del contratto UNCI che questi lavoratori hanno: l'azienda chiede loro una disponibilità da 0 a 40 ore, senza orario fisso (in sostanza: questa settimana mi servi allora ti chiamo, la prossima vediamo). Ovviamente, facciamo finta che la REAR volesse approfittarne di questa condizione di forza, cosa succederebbe? Un lavoratore che da fastidio lo si lascia due o tre settimane a casa senza lavorare...
Alla riunione dei soci del 20 giugno del 2011 in cui si è votato questo decurtamento dallo stipendio, alcuni di essi hanno votato contro, ritenendo non giusto privarsi del 10% di 4 euro all'ora. Il giorno dopo, a detta dei lavoratori interessati, sono iniziate da parte dell'azienda le pressioni, alcuni di loro hanno ricevuto un demansionamento e una di queste colleghe è stata licenziata, senza aver mai ricevuto una lettera di richiamo in 11 anni di lavoro in REAR.
Riportiamo qui di seguito l'appassionata lettera di un nostro collega che lavora alla Mole Antonelliana, indirizzata anche al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, al Sindaco di Torino, ad altre figure istituzionali, ma credo in primo luogo indirizzata a noi tutti; potrete scaricarlo anche in pdf cliccando qui.

     
 Cliccare sulle immagini per ingrandirle.                                                
  
Da qualche mese questi lavoratori, per la prima volta in 11 anni, hanno deciso di riunirsi in un sindacato e di dialogare con l'azienda in una dialettica sindacale. Il sindacato è l'USB, quello anche presente in Reggia. Alcuni sindacalisti hanno fatto volantinaggio al di fuori della Mole (su suolo pubblico) ai lavoratori che uscivano dal loro luogo di lavoro; a detta dei sindacalisti presenti un responsabile REAR in quell'occasione ha intimato di smettere nell'immediato un'azione, a nostro parere, del tutto legittima in un Paese dove la libertà di opinione conta ancora qualcosa.
Dopo questi eventi la REAR ha rotto ogni possibile dialogo con il sindacato USB, non solo alla Mole Antonelliana, ma anche alla Reggia di Venaria. La REAR  ha così deciso che la maggioranza dei lavoratori della Reggia di Venaria non può essere difesa e rappresentata nelle questioni sindacali dal sindacato che liberamente ha scelto.
Ora, è vero che in Italia l'ultimo modello FIAT è quello imperante (sto parlando del "modello Marchionne" e non della "Panda") e con esso le aziende pretendono di scegliersi loro il sindacato con cui dialogare... però mi viene da dire: il sindacato, che funzioni bene o che funzioni male, è ancora una cosa che spetta per definizione ai lavoratori... VOLETE TOGLIERCI ANCHE QUESTO?

La USB ha una pratica legale aperta con la REAR per condotta antisindacale, per aver violato l'articolo 28 dello Statuto dei Lavoratori; non è paradossale che il presidente della REAR sia un Consigliere Regionale del Partito Democratico, quel partito che dovrebbe, a suo dire, più di tutti far proprie le istanze dei lavoratori e delle lavoratrici? Un Consigliere Regionale PD che per primo non sa far rispettare dalla sua azienda le regole sindacali...
Concludiamo questo lungo articolo con l'invito fatto dal sindacato USB

Cliccare sopra l'immagine per ingrandirla.

Io credo che bisogna dare in qualche modo un sostegno, un aiuto o una vicinanza a questi nostri colleghi che hanno avuto solo la disgrazia di essere critici; non è questione di sigle sindacali, non è una faccenda che tocca in primo luogo al sindacato USB, ma è una questione che tocca in primo luogo noi come singoli cittadini e come singoli lavoratori di questo Paese in crisi.


Zak McKracken