Frase del mese

FRASE DEL MESE

"Sono fiero dei miei collaboratori, che hanno creato un bando complesso, rigoroso, fatto in modo scientifico" (Mario Turetta, direttore della Reggia di Venaria), infatti taglia del 40% i servizi e non da garanzie chiare su contratti e assunzioni...

Visualizzazione post con etichetta condizioni di lavoro. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta condizioni di lavoro. Mostra tutti i post

martedì 17 maggio 2016

BLITZ! Incontri ravvicinati: i lavoratori/trici della Venaria e il ministro Franceschini al Salone del Libro 2016 di Torino

IN ESCLUSIVA VIDEO E IMMAGINI DEL BLITZ DEI LAVORATORI/TRICI DELLA REGGIA DI VENARIA AL SALONE DEL LIBRO 2016 DI TORINO COL MINISTRO DEI BENI CULTURALI DARIO FRANCESCHINI!
Oggi (12 maggio 2016, ndr) al Salone del Libro di Torino, presso la Sala Rossa, si è svolta una conferenza dal titolo "Istruzione e Cultura"; tra i relatori c'era il Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini e si è parlato anche della Reggia di Venaria, per presentare un progetto svolto nella Residenza da alcune scuole. 
I rappresentanti sindacali Usb e una delegazione di lavoratori hanno partecipato alla Conferenza e hanno inscenato una improvvisa azione di protesta, che ne ha interrotto lo svolgimento,salendo sulle sedie con uno striscione e denunciando a voce alta l'esubero che è stato dichiarato nel nuovo bando di gara.
Le forze dell'ordine, probabilmente già avvisate da qualche membro del Consorzio che presenziava alla Conferenza e ha riconosciuto i lavoratori, hanno prima mandato una "messaggera" a chiedere di non fare azioni di disturbo, in cambio di una ipotetica disponibilità all'incontro del Ministro, e poi hanno prontamente braccato e cercato di allontanare i lavoratori dalla Sala, strappandogli lo striscione. 
Ma ormai il gesto di protesta aveva creato clamore nell'aula e attirato l'attenzione dei presenti, tanto che Franceschini si è avvicinato ai lavoratori e ha concesso un breve ascolto alle loro richieste al di fuori della Sala.
Dopo l'esposizione dei lavoratori e qualche domanda, il Ministro è rientrato in sala con l'unica promessa di informarsi sulla situazione, e ha lasciato i lavoratori fuori, in compagnia delle forze dell'ordine, che hanno fotografato lo striscione e preso le generalità di uno di loro.

SCIOPERO ALLA REGGIA DI VENARIA: PrimoMaggio di lotta contro i tagli

FESTA DEI LAVORATORI: SCIOPERO, CORTEO E PRESIDIO ALLA REGGIA DI VENARIA. OGNI GIORNO VIVIAMO UN PRIMO MAGGIO.
 
Anche quest’anno ha sfilato il corteo del primo maggio, un po’ bagnato ma molto sentito, nelle principali vie del centro storico di Torino, è partito da piazza Vittorio per arrivare in piazza San Carlo, con una imprevista lunga sosta in piazza Castello che ha deciso la Polizia per non disturbare il comizio di Fassino. Anche noi abbiamo partecipato e portato i nostri striscioni per queste vie e sul palco in piazza San Carlo.
L’USB, il più partecipato sindacato in Reggia, il primo maggio ha indetto lo sciopero di tutto il giorno, noi lavoratori della Reggia abbiamo aderito in massa, un numero al di sopra di ogni più ottimistica aspettativa; 13 erano i precettati dall’azienda per garantire la fruizione parziale del complesso e la sicurezza di visita, secondo le nuove normative in quanto i musei sono diventati "servizi essenziali".
I motivi che ci hanno uniti in questa scelta sono molti, per noi non si è trattato solo di onorare questo giorno di festa per i lavoratori, non solo la protesta per il grave peggioramento o cancellazione delle tutele dei lavoratori: l’abolizione dell’articolo 18, il Jobs Act e il nuovo codice degli appalti.
Si aggiunge a questa chiara volontà di indebolire il lavoratore da parte del governo, il fatto di essere legati a cooperative a cui viene data la gestione in subappalto dal nostro reale “datore” o che lo è indirettamente Il Consorzio per la valorizzazione della Venaria Reale. Le cooperative si aggiudicano la gara per 4-3 anni a volte rinnovabili, seguono i ricorsi e successivi cambi di cooperativa, una volta assestato il nuovo rapporto lavorativo scade, arriva nuovamente il caos, ancora l’incertezza. Ad ogni cambio appalto ci aspettano nuove lotte per il mantenimento del nostro posto di lavoro, per un contratto e una retribuzione dignitose, nei bandi sono inserite sempre nuove sorprese, qualche trappola pronta a scattare.
Questo corrente è il nono anno in queste condizioni, il più AVVINCENTE grazie al nuovo direttore Mario Turetta che prevede nella gara in svolgimento il taglio del 38% del personale della Reggia, senza dichiarare lo stato di crisi, in cui non è inserita una blandissima clausola sociale o il contratto di riferimento. Il nostro direttore ci sta costringendo a vivere ripetutamente il primo maggio per le strade e le piazze tra Torino e Venaria, per far sentire la nostra voce a chi possa e voglia interrompere questa ingiustizia, mentre lui non vuole ricevere o ascoltare i nostri delegati.
Il primo maggio, nel pomeriggio, il nostro corteo da Torino si è spostato davanti la Reggia, un presidio anche davanti la coda formata davanti la biglietteria, i nostri delegati hanno preso la parola a turno e evidenziato i motivi che hanno costretto l’assenza dal personale in Reggia, e scusarsi dei conseguenti disagi che stavano vivendo.

sabato 30 aprile 2016

PIÙ TAGLI... PIÙ CODE come salvare la Venaria Reale

Il 24 e il 25 aprile 2016 la Reggia di Venaria ha avuto un ammontare di ingressi pari a circa 55000. 
Esatto, CINQUANTACINQUEMILA INGRESSI. In due giorni. Tanti, vero?

Giustamente il comitato elettorale di Piero Fassino cita i successi della Torino (e cintura) turistica...

Ovviamente il merito va al luogo, magnifico, alle belle giornate, alla passione di tanti torinesi, piemontesi e turisti che stanno semrpe più scoprendo un gioiello che stupisce sempre. E forse anche merito un po' nostro, che cerchiamo di accogliere con gentilezza e professionalità i tanti visitatori, anche in questo periodo dove non è facile essere sorridenti.

Anche il candidato sindaco alla città metropolitana di Torino Piero Fassino (sindaco uscente) ha ricordato questi numeri e questo successo forse imprevedibile. C'è una cosa che però Piero Fassino e il suo comitato elettorale dimenticano di citare sempre: il tanto famigerato taglio del 40% che vivremo con il nuovo appalto.
Tralasciamo pure gli altri aspetti critici di questa gara d'appalto "scientifica e rigorosa" (cit.!), aspetti come la clausola sociale, lo stipendio, la concessione in esterno di molti servizi... 
Fermiamoci solo a quel 38-40% prospettato (qui spieghiamo bene il perché della cifra): come si farà a continuare a garantire un accoglienza DECENTE (almeno) con tutte quelle ore di servizio in meno? Saremo tutti a chiamata? Benissimo, evviva, addio allo stipendio fisso... Ma sempre meno ore saranno per il visitatore, da 113000 a 71000!

Ecco perché i tagli del 40% sono assurdi se non ridicoli

Già ora il personale scarseggia, eppure il Consorzio di Valorizzazione Culturale La Venaria Reale e il suo direttore Mario Turetta, appoggiato da molti consiglieri regionali PD, come Mauro Laus ("Ma chi? quello della cooperativa di famiglia REAR, che gestisce la stragrande maggioranza dei musei torinesi pagando 4€ i suoi lavoratori?" Sì lui, ma non ditelo a Chiamparino, ancora si parla di conflitto d'interesse...), o come l'assessore alla cultura Antonella Parigi ("Ma chi? quella che definisce un 40% di ore in meno solo razionalizzazioni e non tagli?" Sì, lei, ma non ditelo a Chiamparino che non sa fare di conto...), hanno deciso di andare avanti con la gara d'appalto.

Noi proveremo a far cambiare loro idea, perché non è un danno solo a noi, ma anche alla Venaria Reale che loro decantano tanto senza aver provato per almeno un giorno l'emozione di vedere le facce di stupore dei bambini entrando nella Galleria Grande, il sorriso di una vecchia venariese che non credeva di avere la possibilità in vita sua di vedere restaurata la Reggia, l'arrabbiatura di un visitatore a disagio per via della cartellonistica carente o per gli orari indicati sbagliati... noi viviamo la Venaria e i suoi ospiti ogni giorno, voi volete tagliare questo vissuto e questo potenziale.
Marco Grimaldi (SEL) e il suo intervento al Consiglio Regionale in nostro favore

Domani, festa dei lavoratori, noi scioperiamo. E sia chiaro, è ovvio che scioperiamo per i nostri diritti, questo è fuori discussione. Ma salvando noi, vogliamo anche salvare quel patrimonio che voi indegnamente credete di amministrare al meglio.

giovedì 28 aprile 2016

La nostra dignità, il nostro lavoro valgono più di 7000 voti


Ormai siamo vicini allo sciopero indetto dall'organizzazione sindacale maggioritaria in Reggia, la USB, il primo maggio. In questi mesi abbiamo chiesto aiuto e ascolto a tutte le forze politiche, dal PD al M5S fino a SEL... abbiamo chiesto ascolto e interventi contro i nostri tagli a tutte le istituzioni interessate, dal comune di Venaria alla Regione Piemonte; abbiamo ricevuto solo il sostegno di Marco Grilmaldi (SEL) e Francesca Frediani (M5S) e, tra i candidati sindaco alla città metropolitana di Torino, di Giorgio Airaudo e di Chiara Appendino. Anche il sindaco di Venaria, Roberto Falcone (M5S), dopo diversi tira e molla e dopo esserci presentati in corteo sotto il comune, ci ha ricevuti. Dall'attuale sindaco di Torino Piero Fassino niente, anche se in passato ha contribuito a riaccendere i riflettori per la rinascita della Venaria. Dal PD, quel partito che si vanta di essere depositario più di tutti della tradizione popolare e di sostegno alla classe lavoratrice del PCI, zero (se va bene) o addirittura falsità e attacchi alla nostra condizione: l'assessore PD alla cultura della Regione Piemonte Antonella Parigi si nasconde dietro al mantra "non sono tagli, è una razionalizzazione" (alla faccia! 40% di razionalizzazione fa diventare lei poco razionale però! Ecco che noi la aiutiamo volentieri e le spieghiamo che si sbaglia); Mauro Laus arriva a dire che in passato per i lavoratori si sono "buttati soldi", quando la situazione del personale in reggia è già da anni precaria (e cerchiamo da anni di denunciarla qui, qui e qui). Arriva perfino a dire che non si può indicare il contratto in gara d'appalto, quando il Consiglio Regionale ha votato una delibera in cui obbliga invece l'indicazione del contratto di categoria (per noi il Federculture) negli appalti pubblici regionali (la Regione Piemonte, oltre a possedere gli spazi, è parte rilevante del cda del Consorzio che gestisce la Reggia di Venaria).
Mauro Laus, noto difensore dei diritti dei lavoratori, spiega che si sono buttati soldi per il personale e che non si può garantire uno specifico contratto. Sbaglia. Mente o è solo distratto?
Sarebbe bello chiedere al candidato e sindaco uscente Piero Fassino se accetta che la Venaria perda lavoratori e servizi, dopo molti anni faticosi di restauro e di affermazione turistica: era quello che immaginava nel 1996 quando in quella notte venne con Walter Veltroni e si stupì di quel rudere che nessuno conosceva? Ebbene, noi quel rudere divenuto bellezza per tutti lo custodiamo, lo apriamo e lo spieghiamo anche ai 55mila visitatori che tra il 24 e il 25 aprile sono venuti alla Venaria e di cui si è tanto vantato. Non è lasciando noi a casa che si aiuta a rendere Torino e cintura mete turistiche ambite. Vorremmo chiedere tutto questo, ma né dal sindaco PD Fassino e da nessuno di quel partito c'è stata una reale volontà di ascolto dei nostri problemi e del rischio che corre la Venaria Reale. 

Ma poi abbiamo capito perché.

La matematica è regina e sovrana in questa faccenda, cosa possiamo fare noi contro questa regina "razionalizzante" (come direbbe la Parigi)?

Perfomance istituzionale
Mauro Laus, consigliere regionale PD, arrivato in Regione grazie a 7000 e più voti ottenuti, è l'ex presidente della temuta REAR (cooperativa leader negli appalti pubblici in musei, teatri, servizi bibliotecari, ecc... con migliaia e migliaia di dipendenti-soci), che ha licenziato senza giusta causa 5 persone (qui all'epoca raccontammo l'accaduto, qui altri epigoni anche politici della vicenda), che paga 4€ netti all'ora i suoi soci senza tutele e orari garantiti, che vince ogni concorrenza con il massimo ribasso sugli stipendi, facendo paura ad altre cooperative e aziende che a Torino non riescono a vincere da anni appalti importanti in cui la REAR è presente... Da quando Mauro Laus, oggi presidente del Consiglio Regionale piemontese, ha fatto carriera politica la sua "creatura" è passata in mano alla cognata, Valeria Cardone, rimanendo un affare di famiglia. Qualcuno, anche se non va più di moda, griderebbe al conflitto di interesse (omioddio!).
Noi non sappiamo se la REAR vincerà la gara d'appalto, anche se sembra avere tutte le carte in regola per vincere questa gara visto che la gara garantisce molti strumenti che la facilitano nell'impresa (dalla mancanza di una chiara clausola sociale alla non identificazione di un contratto da adottare), ma sappiamo che per il PD piemontese probabilmente 7000 voti pesano più dei nostri 103 (più rispettive famiglie che manteniamo). 

Quello che 7000 voti ottenuti con Mauro Laus non possono eguagliare è la nostra dignità. E anche la vostra.


Noi non ci stiamo. 
Non permetteremo di avere il nostro stipendio dimezzato, le nostre tutele cancellate, i nostri orari diminuiti per l'interesse di qualcuno, che sia Laus o un altro, che vuole offrire un servizio alla Venaria Reale facendo la cresta sulle nostre vite e sul peggiore servizio che il 40% di tagli porterà.

Citiamo le parole che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha pronunciato il 25 aprile appena trascorso: "È sempre tempo di Resistenza".
Caro presidente Laus, che in questi mesi, in questi anni, ci ha solo buttato addosso fango dall'alto della sua posizione e della sua fortuna economica ottenuta con i 4€ netti sputati dei suoi lavoratori: stia tranquillo, noi quel consiglio lo abbiamo recepito. 

Ci vediamo il primo maggio.




APPENDICE.: per gli smemorati, ecco cosa accadde dopo il sostegno del regista inglese Ken Loach di fronte al licenziamento di alcuni soci REAR dalla Mole Antonelliana e che figuraccia colossale fece fare allora Mauro Laus a tutti noi:

Nel 2014 Mauro Laus, dopo queste perfomance, è stato eletto dalla maggioranza di centrosinistra Presidente del Consiglio Regionale piemontese. Attendiamo altre perfomance con contorno di conflitto d'interesse.

mercoledì 20 aprile 2016

Cronaca di un lunedì: come il Direttore ci ha urlato la sua verità


Lunedì 11/04/2016, i lavoratori in appalto della Reggia di Venaria, prossimi a ricevere un taglio del 40%, si riuniscono al mattino per dar vita ad un corteo dal Comune di Torino fino in via Bertola, al di sotto degli uffici dell'assessorato alla cultura della regione Piemonte.
Giunti in loco, i partecipanti impediscono la viabilità, fino a quando l'assessore Parigi non avesse ricevuto i lavoratori. La richiesta viene accolta dalla vice assessor alla cultura e l'incontro trova adempimento solo nel pomeriggio, alla discussione partecipa altresì il Direttore della Venaria Mario Turetta e l'assessore Parigi.

Occorre precisare che il Direttore ha da sempre rifiutato ad incontrare la delegazione portavoce dei lavoratori, giustificando ciò dicendo che non sono dipendenti diretti, ma solo in appalto, e che periò non è tenuto a riceverli. I dipendenti così solo dopo più di un anno dall'inizio della sua direzione, imposta dal Ministro Franceschini (senza regolare concorso), riescono ad incontrarlo a seguito della richiesta della Parigi.

Il tanto atteso incontro con il Direttore Mario Turetta prende avvio alle ore 16 presso gli uffici della regione siti in via Bertola.

Come prima accennato, alla discussione prendono parte l'assessora Parigi, il Direttore della Venaria, due esponenti del consorzio nonché responsabili del procedimento di gara, tre avvocati a loro tutela ed una delegazione dei lavoratori.
I rappresentanti sindacali rilevano alcune problematicità presenti nel bando di gara, tra le quali: un taglio del monte ore del 38%; scorporare l'organico rendendo alcuni servizi in concessione privi di garanzia (in quanto soggetti a discrezionalità del contraente); l'insoddisfacente clausola sociale ed il mancato inquadramento contrattuale.
Il Direttore sostiene (anche con urla rivolte ai delegati sindacali presenti) che si tratta di una razionalizzazione, che l'eventuale taglio ammonta al 10% (qui confutiamo tale versione) e pone a sostegno della sua tesi la crescita dei servizi in concessione prendendo come modello il museo Egizio di Torino.
Alla richiesta del sindacato di verbalizzare quanto detto, Turetta si nega e conclude il suo intervento augurandosi che i partecipando al bando dispongano di una valida proposta e che i servizi in concessione godano di un futuro prospero.

Superfluo affermare che con l'augurio non si mangia, con l'augurio non si hanno garanzie e con l'augurio non si costruisce un futuro, insomma servono ben altri presupposti per favorire una sicurezza ed una stabilità economica di cui già oggi a stento godono i lavoratori della Venaria, con una paga al limite della sussistenza e i continui cambi di appalto.

L'assessore Parigi è parsa remissiva nei confronti delle indicazioni del Direttore, ribadendo che la sua presenza all'incontro era legittimata da una cortesia, limitandosi a chiedere trasparenza da parte del consorzio. Muove verso i lavoratori il consiglio di non temere il cambiamento. Essi replicano di essere favorevoli al cambiamento se questo è promotore di crescita e miglioramento, comprensivo di garanzie e tutele. Pare non essere questo il caso.

Insomma, il Direttore si è dimostrato del tutto insensibile alla causa ribadendo più volte che questa gara è quanto di meglio potesse realizzare. Quanto sostenuto lascia intendere che l'interesse dell'aumento dei profitti dei consorziati, è maggiore rispetto alla sorte dei 103 lavoratori che da 9 anni sono parte integrante del complesso di cui lui stesso è direttore.
Mario Turetta conclude il suo intervento facendo sfoggio dei molteplici complimenti ricevuti per il bando da esso sostituito... i 103 lavoratori non sostengono le lusinghe.

Il colloquio termina senza un punto d'incontro. Il consorzio si è dimostrato irremovibile e difende a spada tratta questo bando di gara; i lavoratori la pensano in tutt'altro modo, ritenendo necessario ritirarlo IMMEDIATAMENTE.

giovedì 14 aprile 2016

LA REGGIA HA GIÀ TAGLIATO LE DIVISE DA ANNI... i prossimi tagli siamo noi!



Da un paio di giorni, se un visitatore entra a visitare la Reggia di Venaria, troverà il personale, che da nove anni accoglie e cura le visite, in un vestiario un po' "sportivo": i lavoratori e le lavoratrici dei servizi in appalto, che rischiano il 40% di tagli con la nuova gara d'appalto in corso indetta dal Consorzio che gestisce la reggia sabauda, hanno deciso di lasciare a casa le divise... prima di rimanere loro stessi a casa!

Articolo su La Stampa di Torino

In realtà questo gesto, che mira a guadagnarsi un po' di visibilità tra i media, prende due piccioni con una fava: i lavoratori e le lavoratrici con questo gesto stanno protestando anche contro i tagli che l'azienda in appalto (l'ATI La Corte Reale scrl) ha già fatto riguardo le divise... LA PRIMA A NON FORNIRE LE DOVUTE DIVISE È PROPRIO L'AZIENDA! È una richiesta/rivendicazione non nuova alla Reggia di Venaria. Ecco il perché.

Molti di noi da quattro anni (dall'inizio dell'ultimo appalto) hanno ricevuto un solo completo di giacca/camicia/foulard/cravatta/pantalone. E basta.
Essendo la qualità parecchio bassa, dopo qualche mese o la giacca si è sfilacciata, o i pantaloni si sono bucati, o la cravatta si è "autodistrutta".

Qualche cambio è stato dato, è vero, ma col contagocce: una cravatta qua, qualche pantalone là, a volte di taglia diversa per carenza d'inventario... ma poi di nuovo da capo. Lavorando sei giorni su sette, avendo la maggior parte dei lavoratori un solo completo, vista anche la bassa qualità degli indumenti, l'usura è scontata. E dopo una toppa, e dopo un altra, ecco che è da anni che i lavoratori e le lavoratrici sono costretti già per necessità a prendere dal proprio guardaroba il vestiario per poter accogliere, nel miglior modo possibile, chi fa tanti o pochi kilometri di viaggio per godersi la Venaria Reale.

In passato per assurdo l'azienda (ATI composta da tre cooperative, la Coopculture, la Copat e la famosa REAR, il cui rapporto con la Reggia è riassunto qui) ha ammesso che non poteva rifornire i lavoratori con nuove divise, giustificando una mancanza di fondi (da chi? dal Consorzio?), ma ha mandato delle lettere per mancato uso dell'abbigliamento come da mansionario.
Quindi, in uno stato di schizzofrenia, i/le lavoratori/trici non potevano mettere la propria unica divisa bucata e logora, ma neanche venire al lavoro con  un abbigliamento proprio consono. 
COSA AVREBBERO DOVUTO FARE?
Inoltre nei mesi invernali la divisa fornita non è adatta, troppo leggera (in controluce si può vedere attraverso ai pantaloni), vista la temperatura in certi ambienti della Reggia in quella stagione, come il Bookshop, la Chiesa e certe sale delle mostre temporanee. Anche in questo caso chi ha provato a "osare" a mettersi dei pantaloni/giacca un po' più pesanti ha ricevuto una lettera disciplinare: bisogna stare al freddo, con pantaloni e giacche leggeri e bucati.
Tutte queste lettere, perché assurde, sono state contestate una per volta e per forza di cose ritirate, tanto che poi l'azienda ha sottoscritto con i sindacati, coinvolgendo anche i Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza, un'intesa firmata il 17 febbraio 2014 che prevede questo:
"Le OO.SS. e i RLS lamentano la mancanza di indumenti di ricambio e l'inadeguatezza degli stessi. L'azienda ne prende atto, ma dichiara l'impossibilità economica momentanea, di adempiere alla adeguata fornitura. I lavoratori si impegnano a utilizzare la divisa fornita ed in mancanza della stessa a usare indumenti decorosi, l'azienda non ricorrerà a provvedimenti disciplinari della divisa."
Ma detto tutto ciò, vista l'iniziativa #nodivisaziendale che da due giorni è partita alla Reggia, i lavoratori e le lavoratrici dei servizi in appalto da oggi hanno incominciato nuovamente a ricevere le lettere disciplinari; nella presente mattinata una quindicina.
I lavoratori e le lavoratrici dei servizi in appalto sapevano dell'eventualità di lettere, anche alla luce delle passate contestazioni disciplinari; ma sono anche contro OGNI FORMA DI TAGLIO, non solo (e soprattutto!) contro quelli sulla propria pelle, ma anche quelli che immiseriscono e rendono poco dignitoso il loro lavoro e la visita di chi viene alla Venaria. La cultura giustamente (e finalmente) è sulla bocca di tutti i politici e le istituzioni di questo Paese, sottolineando che è la nostra principale industria. Se però si è coerenti allora bisogna INVESTIRE nella cultura: lo diciamo alle istituzioni e al Consorzio che finanzia i servizi in appalto a Venaria, comprate un paio di giacche in più e cancellate i tagli alle ore di servizio per i visitatori (circa il 40%), i quali non chiedono nient'altro che essere ben accolti su tutti gli aspetti del loro soggiorno.


venerdì 23 novembre 2012

Beh, se ci tiri in ballo, Mr. Laus...!


Se continuiamo a scrivere della vicenda del Museo del Cinema e dei lavoratori licenziati ingiustamente (come il tribunale ha confermato) non è perchè questo blog si sta trasformando nel blog della Mole (forse, si potrebbe chiamarlo allora "iMOLiamoci forte!") ma per tre chiare ragioni che non possono essere taciute:

1) Alla Venaria Reale, con condizioni e contratti diversi (la situazione è migliore invero) vige la stessa e identica logica: un luogo di cultura esternalizza i propri servizi primari (biglietteria, guardineria, assistenza, call center, pulizie, sicurezza, didattica, ecc...) per avere un risparmio, creando anche una divisione del lavoro tra "noi" e "loro", con diritti e discipline diverse; questo non evita che quando si fanno dei tagli del personale i primi a rimetterci sono i lavoratori e le lavoratrici delle aziende/cooperative in appalto, che ricevono semplicemente un taglio di ore che si trasforma in lavoro in meno (o assente!) per alcune persone, come la vicenda dei nostri 23 colleghi insegna.

2) La vicenda era stata ripresa e diffusa dal nostro blog, con conseguenti malumori della REAR e di Laus stesso, due nostri sindacalisti hanno rischiato forti sanzioni disciplinari (per saperne di più leggi qui) perchè impegnati con l'USB in quella battaglia. Quella della Mole è una storia che ha coinvolto Venaria nel passato...

3) ...e nel presente! Sì, perchè il grande statista di sinistra Mr. Laus ha risposto all'ignavo e poco informato Mr. Loach che lui si è sempre speso per i propri lavoratori, che ha applicato sempre il contratto che la committenza gli chiedeva, e che dove questo era diverso dall'Unci non ha mai avuto problemi ad applicarne uno diverso. Anzi, riportiamo qui di seguito le parole esatte che ha lasciato a La Stampa oggi:
«Partecipiamo agli appalti pubblici con la massima attenzione alla normativa vigente, a quanto contenuto nei capitolati e a quanto richiesto dai bandi di gara, compresa l’applicazione di contratti alternativi all’Unci, come avviene ad esempio alla Reggia di Venaria. E in ogni caso alla Mole i contratti rispondono alla normativa».  (Mauro Laus, presidente REAR e Consigliere Regionale PD Piemonte, La Stampa del 22 novembre 2012)
Anzi se volete leggere l'articolo in forma web cliccate qui.

Mr. Laus, se ci chiami in causa non possiamo che risponderle: ha detto un'altra bugia! Anzi, una cosa ancora peggiore, una cosa che è ancora più efficace e mistificatrice di una bugia: ha detto una mezza verità.
Ma nessun problema, le rinfreschiamo noi la memoria.

REAR E VENARIA, UNA STORIA DI CONTRATTI APPLICATI.
La REAR arriva a Venaria nel 2008, ad appalto già avviato, dopo aver vinto alcune cause legali contro le cooperative che avevano inizialmente preso in gestione il complesso. Quando la Reggia e i giardini aprirono i battenti nel 2007 i lavoratori vennero assunti con il contratto MULTISERVIZI, un contratto creato per le pulizie ma che permetteva un monte ore fisso, un guadagno di 5,4€ netti all'ora, tempo indeterminato, malattia completamente pagata, ferie garantite, tredicesima e quattordicesima. Nel 2008 arriva la REAR e mette subito in chiaro una cosa, cioè che applicherà per tutti i suoi dipendenti della Reggia il contratto UNCI, peggiorativo: 4,20€ netti all'ora, nessun monte ore fisso (solo una disponibilità dalle 0 alle 40 ore, che non garantisce lavoro continuativo e che, in caso un datore di lavoro voglia, può essere strumento di ricatto), malatia pagata solo dal terzo giorno, nessuna tredicesima, nessuna quattordicesima e maturazione di permessi e ferie minore.
Insomma, i lavoratori della Reggia hanno rischiato di, dopo solo pochi mesi di servizio, veder stracciato un contratto firmato e già applicato e di vedersi applicato un contratto di gran lunga peggiore, tutto questo con un pagamento della committenza della stessa cifra alla REAR di quella che dava alle cooperative precedenti, quindi un abbassamento di stipendio ingiustificato. SENZA CONTARE CHE NELL'APPALTO ERA SCRITTO BEN CHIARO CHE IL CONTRATTO DA UTILIZZARE ERA IL MULTISERVIZI!!!
Son dovuti passare mesi di trattativa, agitazioni sindacali, incontri dal prefetto, pronunciamenti della Regione Piemonte e anche interventi di dirigenti del Partito Democratico a livello nazionale per  dissuadere il loro "compagno" Laus a cedere; cosa che fece, uscendo subito dopo dal PD, entrando a far parte dei Moderati per il Piemonte. Rientrerà nel Partito Democratico solo dopo esser stato corteggiato dalla Bresso per le elezioni Regionali 2010 (ricordiamo che Laus capitalizza un patrimonio di 7500 voti in Piemonte, preferenze dirette che portano il suo nome).
Ecco qui gli articoli de La Stampa di quei giorni:


Clicca sulle pagine per ingrandirle e leggerle - La Stampa 20 maggio 2008



Clicca sulle immagine per ingrandirle e leggerle - La Stampa 22 maggio 2008

Finale a lieto fine? Più o meno. I lavoratori precedentemente assunti hanno visto sì confermato il loro contratto Multiservizi, ma coloro che sono stati assunti successivamente e che ancora oggi lavorano alla Reggia hanno iniziato il loro rapporto di lavoro alla Venaria Reale con un contratto UNCI!!! A nulla son valse le denunce dei sindacati sia alla REAR che al Consorzio della Venaria Reale, che di fatto ha chiuso gli occhi di fronte alla presenza dell'UNCI in Reggia. Quindi dal 2008 fino al primo maggio 2012 (data dell'avvio del nuovo appalto) abbiamo avuto lavoratori di serie B e lavoratori di serie C (i lavoratori di serie A erano e rimangono ovviamente coloro direttamente assunti dal Consorzio, dalla Reggia, senza tramiti, gestioni terze, ecc...), con due contratti ben diversi che applicavano due pesi e due misure: Multiservizi e UNCI.
Quindi non prenda in giro i lettori del quotidiano torinese e soprattutto noi, Mr. Laus. Inoltre le ricordiamo che se oggi i lavoratori e le lavoratrici della Reggia hanno un contratto ancora diverso e migliore (il Federculture) è stato grazie non alla sua bontà e correttezza, ma perchè quei lavoratori hanno lottato per averlo, sia contro di lei che contro la dirigenza della Reggia di Venaria, non molto propensi.

UNCI, PERCHÉ NON APPLICARLO MAI.
Inoltre Mr. Laus, voglio ricordarle una cosa: IL CONTRATTO UNCI È STATO DICHIARATO NON COSTITUZIONALE! Quindi non dovrebbe proprio porsi il problema di leggere bene i capitolati degli appalti per vedere se applicarlo o meno... NON DOVREBBE PROPRIO APPLICARLO!!!
Perché è stato dichiarato anticostituzionale? Ma come, un politico di centrosinistra come lei, anzi del "primo partito del Paese", non sa il perché? Bene, anche qui siamo lieti di rinfrescarle la memoria.
L'articolo 36 della Costituzione della Repubblica Italiana enuncia che: 
«Il lavoratore ha diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e alla qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa». 
Nel 2010 una lavoratrice di Torino che lavorava con il contratto UNCI (non della REAR) ottiene dal tribunale del lavoro di Torino la non costituzionalità del contratto UNCI. Anche La Stampa di Torino ne parlò a suo tempo.
Insomma, a quanto pare per la più alta legge italiana (la Costituzione), esser pagati 4,20€ netti all'ora non è dignitoso e non garantisce la sostenibilità propria e della propria famiglia. Strano vero?

Comunque non demorda Mr. Laus, dopo l'esposizione mediatica a livello internazionale che si è meritato, lei davanti a sé ha ancora un futuro aziendale e politico, anche quando casomai sarà costretto a cambiare il contratto ai migliaia di suoi soci-lavoratori perché anticostituzionale: può sempre candidarsi alle prossime primarie, non tanto a quelle del centrosinistra o di qualunque partito che si pone a difesa del lavoro e dei lavoratori, ma a quelle dell'incoerenza, arte in cui il maestro inglese che vuole querelare non eccelle di certo.

Zak McKracken

giovedì 22 novembre 2012

Dai maestri si può solo imparare

Ken Loach è il regista giusto al momento giusto. Forse uno dei dieci cineasti più famosi d'Europa, doveva partecipare il 26 novembre al Torino Film Festival con il suo ultimo film, La parte degli angeli, per poi ricevere il premio Gran Torino, ovvero il premio alla carriera che viene consegnato durante la manifestazione sabauda. Le motivazioni del premio sono riportate ancora sul sito del TFF: "Per l'umanità, l'umorismo e la forza morale e intellettuale che trasmette con i suoi ritratti di gente vera, sia quando racconta, tra commedia e dramma, storie contemporanee (Riff Raff, Piovono pietre, Ladybird Ladybird, Sweet Sexteen, Paul, Mick e gli altri, My Name Is Joe, Il mio amico Eric), sia quando si dedica a lucide ricostruzioni storiche (Terra e libertà, Il vento che accarezza l’erba, Palma d’oro nel 2006)". 
 Chi ha seguito un poco il cinema del maestro inglese, saprà del profondo senso di giustizia che permea ogni sua pellicola, e quanto egli si sia da sempre impegnato nel rappresentare il mondo del lavoro nudo e crudo, senza inutili retoriche. Ragione per cui, quando il regista di Nuneaton ha ricevuto una lettera in cui i lavoratori del Museo del Cinema di Torino descrivevano le condizioni di sfruttamento in cui erano costretti a operare, spesso sotto ricatto, coerentemente con le sue idee e, se vogliamo, con la sua poetica, ha cortesemente rifiutato di ricevere il premio.
 Qualche intellettuale locale, con poco senso dell'onore  e molto senso del ridicolo, si è permesso di rimproverare il regista per la sua scelta, a suo modo di vedere, estremista, sostenendo che sarebbe stato molto più decoroso, per un artista della sua levatura, ritirare il premio e poi fare una dichiarazione in favore dei lavoratori della Mole Antonelliana direttamente dal palco, evitando così di danneggiare l'immagine del festival e dell'ambiente culturale torinese e di ottenere comunque l'effetto di dare visibilità alla protesta. Eh già, perché a rovinare l'immagine della città adesso sarebbe la coerenza di chi ha speso una vita a lottare contro un sistema che, evidentemente, chi avrebbe voluto consegnargli quel premio appoggia. Mai che dagli stessi scranni si sia levata una voce per denunciare le scandalose condizioni in cui si lavora nei musei torinesi e italiani: magari in questa occasione giornalisti che si dichiarano autorevoli avrebbero potuto criticare il fenomeno di ricatto occupazionale che sta alla base del rifiuto di Ken Loach a presenziare al TFF, ma hanno preferito guardare ottusamente il dito e non la luna. E il risultato è che il coro di indignazione che si è da più parti sollevato ha potuto, ancora una volta, mostrare al mondo il provincialismo italiano e l'inadeguatezza dell'ambiente culturale cittadino a gestire il patrimonio artistico e culturale che una città come Torino sa mettere in campo. Loach ha saputo parlare in nome dei lavoratori torinesi al posto di quelle personalità locali che forse avrebbero il dovere deontologico di difenderli e, invece, sono state brave solo a riempirsi la pancia e a chiudere gli occhi di fronte allo scempio occupazionale di cui, così facendo, si sono rese complici! Rendiamoci conto! C'è voluto Kenneth Loach, un regista inglese! Un uomo di 76 anni che ieri, con il suo gesto, si è rivelato un maestro nella vita, prima ancora che nell'arte. 
Meditate gente, invece di parlare. Anzi, imparate, che dai maestri si impara solo.


Dottor Slump


mercoledì 21 novembre 2012

Thank you, Mr. Loach!


Riprendiamo oggi una questione che aveva acceso forti dibattiti anche grazie a un post pubblicato sul nostro blog: quella dei lavoratori REAR licenziati alla Mole Antonelliana dopo che avevano "osato" esprimere la propria contrarietà al progetto di ridimensionamento del loro stipendio del 10% da parte della cooperativa, senza nessuna conclamata crisi.

Il 23 novembre aprirà come ogni anno il Torino Film Festival, una delle kermesse cinematografiche più prestigiose del nostro Paese, in cui in genere si espongono film d'avanguardia e d'autore. La direzione del festival ha espresso la propria volontà di consegnare il Gran Premio al regista Ken Loach. Ma il regista britannico ha fatto sapere che non ritererà il premio come gesto di coerenza e di solidarietà con i lavoratori che lavorano nella sede del TFF. Se cliccate sulle immagini qui sotto aprirete gli articoli di La Repubblica Torino e quello de La Stampa dove viene raccontato il fatto.




Il sindacato USB già mesi fa espose la situazione di intimidazione che hanno vissuto alcuni soci-lavoratori della REAR alla Mole e ala fine il regista per solidarietà ma anche per non cascare in ipocrisie (da sempre Loach è impegnato con i suoi film sulla questione lavorativa) ha deciso di rifiutare il premio. 
Ci sentiamo perciò di dire una sola cosa: THANK YOU MR. LOACH.

La situazione di questi lavoratori è ancora incerta: il tribunale ha dichiarato il loro reintegro perché il licenziamento è stato illegittimo, ma non sono ancora rientrati alla Mole. Inoltre continua ad essere applicato il contratto UNCI a tutti i soci-lavoratori della REAR (non solo della Mole Antonelliana), che è stato dichiarato incostituzionale perché non garantisce le condizioni minime di dignità e sostentamento della persona; oltre al basso stipendio di base (4,20€ netti all'ora e contratto a chiamata) continua la decurtazione di una percentuale che ha mosso al dissenso i lavoratori licenziati (ora al 6% prima al 10%).

Ricordiamo che il presidente della REAR è Mauro Laus, potente consigliere regionale, una "macchina" che sa portare a sé un bel po' di voti (7000 circa alle ultime elezioni regionali). Peccato che sia un consigliere regionale del Partito Democratico, partito che ha nel suo dna la difesa dei lavoratori. 

Beh, Mr. Laus, complimenti vivissimi, bel risultato farsi una bella figura del genere con uno dei registi più seguiti e impegnati della sinistra internazionale! Finalmente è riuscito ad approdare all'attenzione della sinistra internazionale valicando le Alpi piemontesi!

Zak McKracken


P.S.: aggiorno l'articolo perchè in queste ore sempre più articoli spuntano fuori, segno che il gesto del regista Ken Loach ha suscitato una "notizia" ripresa da diverse testate. Mettiamo qui di seguito solo il link della notizia data dal sito del TG3, con la dichiarazione del regista stesso. Per aprirlo cliccate qui.  Zak

martedì 14 febbraio 2012

Oltre il danno la beffa

Nella giornata di domenica 12 febbraio 2012 i lavoratori e le lavoratrici della Reggia hanno preso la parola per discutere delle prossime strategie di lotta e dei propri disagi nell'assemblea indetta dalle Organizzazioni Sindacali; ma non sono stati i soli. Qualcun altro ha espresso questo suo giusto diritto di parola, solo che vicino a lui c'era un giornalista che prendeva nota delle affermazioni che stava pronunciando.
Costui è il direttore del Consorzio di Valorizzazione Culturale Alberto Vanelli, da poco riconfermato nella sua carica.

Aprendo La Stampa di domenica ecco cosa si poteva trovare:
Clicca sull'immagine per aprire l'intero articolo interessato
Il direttore di uno dei musei più visitati d'Italia (un milione di visitatori dal 17 marzo 2011 al 28 gennaio 2012) ci rivela la notizia shock che non è lui a scegliere gli stipendi... e non solo! Grazie alle sue parole ora sappiamo che chi fa 40 ore con il contratto ancora oggi vigente in Reggia, cioè il multiservizi, guadagna una cifra dai 1100 ai 1250 euro NETTI al mese!
Incredibile che chi già oggi in Reggia faccia un tempo pieno non se ne sia mai accorto... Per fortuna che leggono La Stampa...!

Facciamo un po' di matematica:
un lavoratore/trice multiservizi ha, mediamente, una paga oraria di 6,60€ all'ora lordi; con le dovute trattenute c'è da presumere che questo lavoratore/trice guadagni al netto dai 5,30 ai 5,50€ all'incirca all'ora. Ipotizziamo con ottimismo che si porti a casa puliti 5,50€ all'ora.
Ora trasportiamo questa cifra nel suo portafoglio settimanale e poi in quello mensile:

20 ore settimanali: 110€          84 ore mensili: 352€
30 ore settimanali: 165€         124 ore mensili: 682€
40 ore settimanali: 220€         170 ore mensili: 935€

Quindi per un full-time di 40 ore siamo lontani di pressapoco 170-290 euro circa dalla cifra indicata dal Direttore, non si raggiungono neanche i 1000 euro al mese. Domandatevi voi se oggi una persona riesca a vivere con 935 euro al mese facendo un full-time.
Inoltre molti lavoratori e lavoratrici del comparto call-center e didattica si sono visti ridurre il proprio monte ore dalla cooperativa Copat. Meno ore, meno soldi, meno stipendio. Le aziende interrogate rispondono che è il Consorzio stesso a indicare loro il monte ore da applicare, lo stesso Consorzio di cui Alberto Vanelli è direttore.

Il Direttore dice anche che ogni lavoratore della Reggia ha preso un ammontare di 100 euro in ticket restaurant al mese come compensazione della mancata applicazione del Federculture di questi mesi... È vero. I ticket restaurant sono stati concessi, ma l'accordo che il Consorzio fece mesi fa con le sigle sindacali non viene pienamente rispettato; leggiamo il comunicato stampa che il Consorzio diede e che appese nella bacheca sindacale nell'agosto passato:


Clicca sulle immagini per ingrandirle


La fonte perciò è l'ufficio stampa del Consorzio stesso. Come si può notare nel riquadro evidenziato della prima pagina si parla chiaramente di ticket da 5,28€ ogni 6 ore. In questi mesi però le aziende hanno dato ai propri lavoratori ticket da 5,00€ ogni 8 ore. Ci domandiamo: che fine hanno fatto quei 30 centesimi a ticket e quelle due ore che mancano per acquisire un ticket? Se non sono finiti - come prevedeva l'accordo - nelle tasche dei lavoratori, dove sono rimasti? al Consorzio? alle aziende? Chi li ha presi?

È comprensibile la volontà di giustificarsi di fronte l'opinione pubblica per via del risalto mediatico che le contestazioni dei lavoratori stanno suscitando (ultimo esempio l'interrogazione al Consiglio Provinciale del consigliere PD Salvatore Ippolito riguardo ai salari bassi dei lavoratori in Reggia), ma non ci sembra giusto diramare a mezzo stampa, sul principale quotidiano cittadino, delle inesattezze o delle affermazioni superficiali. 


Zak McKracken

martedì 31 gennaio 2012

Fallimento del tentativo di conciliazione, future iniziative di lotta

Ieri 30 gennaio alla prefettura di Torino vi è stato un tentativo di conciliazione tra i sindacati presenti in Reggia (USB e CGIL), il Consorzio di Valorizzazione Culturale (l'ente che gestisce la Reggia di Venaria) e le aziende che attualmente godono dell'appalto ancora vigente in Reggia (REAR e Copat). Proprio la questione dell'appalto è la mela della discordia tra questi tre soggetti: quello attuale da più di un anno è scaduto ed è in deroga; il nuovo appalto, che stenta a partire, dovrebbe garantire ai lavoratori della Reggia il contratto Federculture, il contratto di categoria, un contratto migliore, sia nella retribuzione che nelle garanzie lavorative. Attualmente i lavoratori e le lavoratrici della Reggia hanno il contratto multiservizi (i più fortunati, benché percepiscano all'incirca 5,50€ netti all'ora) o il contratto UNCI (contratto giudicato incostituzionale perché non riconosce una dignitosa retribuzione e applicato ai soci-lavoratori REAR, benchè già nel 2008 la Regione Piemonte, garante allora del primo appalto, avesse chiarito che il contratto multiservizi doveva essere l'unico contratto possibile all'interno della struttura).

Si può scaricare cliccando qui il verbale ufficiale redatto dalla Prefettura di Torino, dove  leggere il risultato delle trattative per il tentativo di conciliazione.

Molti i temi discussi durante l'incontro in Prefettura. Lo stesso Consorzio ha ammesso che i lavoratori stanno subendo un danno economico senza averne colpa e perciò, come piccola forma temporanea di compensazione, è stata concessa l'erogazione dei buoni pasto dal mese di agosto, in previsione di una tempestiva applicazione del nuovo contratto all'interno dell'assegnazione del nuovo appalto. Ma ora la data di partenza del nuovo appalto è slittata ulteriormente chissà quando.
Le cooperative che lottano per vincere la gestione della Reggia di Venaria (da una parte le neo alleate REAR, Copat e Codess Cultura, dall'altra la Socioculturale) si stanno fronteggiando con ricorsi e controricorsi: il boccone è ghiotto, essendo la Reggia uno dei siti museali più visitati d'Italia (un milione di visitatori dal 17 marzo 2011 al 28 gennaio 2012), ma così si rischia di dover attendere il giudizio del Consiglio di Stato con gli attuali contratti fino alla fine del 2012. Il Consorzio, a detta dei sindacati, avrebbe potuto assegnare fin da subito un appalto provvisorio (per far partire l'applicazione del contratto Federculture), ma non l'ha fatto. 
Da più di un anno i lavoratori della Reggia denunciano non solo la mancanza di una reale volontà di ascolto di aziende e Consorzio sui contratti, ma anche condizioni di lavoro che vanno sempre più peggiorando, con tagli delle ore, delle postazioni, dei mezzi per garantire un buon servizio al visitatore.
Inoltre con la chiusura della Reggia nel mese di marzo, per il secondo anno di fila e dopo le promesse dell'anno scorso che ciò non sarebbe ulteriormente accaduto, i lavoratori dovranno andare in ferie forzate, giocandosi permessi e ferie accumulate in un anno. Le ferie e i permessi sono l'unica valvola di sfogo per chi fa un lavoro che lo impegna tutte le domeniche e in tutte le festività civili e religiose (compreso il Primo maggio, escluso il Natale).

Come conseguenza del forte disagio che si respira da mesi, per la prima volta il 27 gennaio 2012 la Reggia ha dovuto chiudere l'ingresso ai visitatori per l'altissima partecipazione dei lavoratori che hanno partecipato allo Sciopero Nazionale Generale di alcune sigle sindacali di base (tra cui anche l'USB). 

Il sindacato USB (e si attende a breve una decisione analoga dalla CGIL) ha indetto due ulteriori scioperi: uno il 3 febbraio 2012 (solo per il call center) e l'altro domenica 5 febbraio 2012 per tutti gli altri comparti. 

Facile e attesa un'ulteriore alta partecipazione dei lavoratori.

Riportiamo qui di seguito il volantino oggi distribuito alle lavoratrici e ai lavoratori della Reggia dal sindacato USB:

Clicca sull'immagine per ingrandirla
Zak McKracken