Frase del mese

FRASE DEL MESE

"Sono fiero dei miei collaboratori, che hanno creato un bando complesso, rigoroso, fatto in modo scientifico" (Mario Turetta, direttore della Reggia di Venaria), infatti taglia del 40% i servizi e non da garanzie chiare su contratti e assunzioni...

Visualizzazione post con etichetta USB. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta USB. Mostra tutti i post

martedì 3 maggio 2016

INTIMIDAZIONE SINDACALE alla Reggia di Venaria: cosa è accaduto oggi


Gravissima intimidazione antisindacale da parte dell'ATI La Corte Reale scrl, l'azienda che gestisce i servizi in appalto rimessi in discussione con la tanto avversata nuova gara d'appalto.
Nella giornata di oggi, 3 maggio 2016, a tre giorni dallo sciopero ampiamente partecipato del primo maggio, i responsabili della suddetta azienda, che da quattro anni lavora presso la struttura, sono passati da tutti i lavoratori e le lavoratrici che hanno partecipato all'assemblea sindacale LEGITTIMA E AUTORIZZATA dalle autorità competenti il 25 aprile 2016. Motivo la consegna della lettera qui pubblicata.


 Cliccare sulle singole pagine per leggerne il contenuto
L'azienda lamenta che il sindacato non abbia accolto la sua richiesta di spostare l'assemblea in una data diversa: la richiesta è legittima, ma non vincolante. Le assemblee sindacali, per il diritto del lavoro italiano, sono INDETTE dalle OO.SS., che possono collocarle quando vogliono. Solo la prefettura può bloccare un'assemblea per termini di legge, e questo il 25 aprile 2016 non è accaduto. L'AZIENDA NON PUÒ PRETENDERE CHE VENGA SOSPESA O CAMBIATA LA DATA DI UNA ASSEMBLEA SINDACALE REGOLARMENTE AUTORIZZATA. TANTO MENO NON PUÒ POI FAR PARTIRE AZIONI DISCIPLINARI (!!!) PER CHI VI HA PARTECIPATO!
L'entità di questa azione è gravissima: azioni disciplinari per aver partecipato a un'assemblea sindacale regolarmente autorizzata. Se non può garantire il servizio (cosa falsa, perché in passato come anche il 25 aprile 2016 è stato chiamato del personale esterno o fatte delle sostituzioni per coprire il servizio), l'azienda non può andare contro il sindacato o, peggio, contro i lavoratori che partecipano alle assemblee.
La cosa che rende maggiormente ridicola (e non solo grave) la faccenda è che le lettere sono state consegnate anche a lavoratori e a lavoratrici che il 25 aprile erano a casa di riposo, non erano in turno e che perciò hanno impiegato il loro tempo libero come meglio gli aggradava, in questo caso per partecipare a un'assemblea sindacale del loro sindacato.
Abbiamo scoperto questa mattina che tutte e tre le cooperative formanti l'ATI La Corte Reale sono in gara per il nuovo appalto, sia la REAR coop, che la Copat che la Coopculture; la REAR e la Copat, come nel 2008, si presentano insieme.
Non ci stancheremo mai di dire che una di queste cooperative, la REAR coop, è la cooperativa di famiglia di Mauro Laus, consigliere regionale PD, oggi Presidente del Consiglio regionale del Piemonte, già presidente di questa cooperativa e oggi, vista la sua carriera politica ha lasciato la cooperativa... a sua cognata, con sua moglie consigliere. Non ci stancheremo di dire che questo, per noi, è un CONFLITTO D'INTERESSI grande come una casa, visto che la REAR da più di dieci anni vince appalti pubblici cittadini e regionali con pochissima concorrenza (visti anche gli stipendi da fame che paga ai suoi lavoratori, 4€ netti all'ora). Almeno lo sa il Presidente del Consiglio regionale del Piemonte (facente parte del maggior partito di sinistra, il PD), che la sua cooperativa di famiglia avvalla azioni antisindacali?
La responsabilità di questa azione intimidatoria è di queste tre cooperative, ma ci chiediamo: il Consorzio di Valorizzazione Culturale La Venaria Reale, che è un ente in gran parte pubblico (con Regione Piemonte, Comune di Venaria Reale e Ministero dei Beni Culturali) è a conoscenza di una condotta antisindacale di questo calibro? O forse fa comodo far finta di niente? Speriamo che i nostri dubbi siano nella parte del torto e di essere smentiti al più presto dal Consorzio stesso.
È CHIARO CHE STIAMO SUBENDO INTIMIDAZIONI E ATTACCHI, CHE VANNO ANCHE CONTRO IL NOSTRO DIRITTO SINDACALE DI PROTESTARE, SECONDO LA LEGGE, CONTRO UNA SITUAZIONE CHE CI VEDE SUBIRE IL 38% DEL TAGLIO DEL LAVORO, MENO FINANZIAMENTI PER IL NOSTRO LAVORO (UN MILIONE DI EURO), MANCANZA DI SICUREZZA SU CONTRATTI E TOTALE RIASSUNZIONE, SERVIZI MESSI IN CONCESSIONE E ALLA MERCÈ DELLE CAPACITÀ FINANZIARIE DI CHI VINCERÀ L'APPALTO.
Molti lavoratori e lavoratrici hanno oggi rifiutato di prendere e firmare la lettera, il sindacato maggioritario in Reggia, la USB, ha tranquillizzato i suoi iscritti confermando l'illegittimità delle lettere e la loro immediata contestazione: ora se ne occuperanno loro nelle sedi opportune.

Ci domandiamo quindi: sono queste le vostre carte? Queste le carte che calate dal vostro mazzo? Sembrano un po' vuote, se pensate di fermare un fronte molto compatto nella lotta contro questa gara d'appalto.

giovedì 28 aprile 2016

COMUNICATO STAMPA USB - COORDINAMENTO PROVINCIALE LAVORO PRIVATO DI TORINO - Reggia di Venaria Reale

Torino, 26/04/2016

Il bando di gara n.2/2016 del Consorzio La Venaria Reale, avente ad oggetto l’affidamento in procedura mista (appalto e concessione) dei servizi di gestione della Reggia (sorveglianza, accoglienza, biglietteria, didattica, call-center), è stato oggetto di circostanziata denuncia, perché illegittimo almeno sotto il profilo della tutela del lavoro, da parte di 47 lavoratori addetti a tali servizi (in totale sono 103) nonché dalle O.O.S.S USB LAVORO PRIVATO TORINO E USB CONFEDERAZIONE PIEMONTE, con la assistenza dell’Avv. Domenico Fragapane.
In particolare, i predetti lavoratori e le organizzazioni sindacali hanno formalmente contestato al Consorzio le ragioni di illegittimità di una gara che disattende gli impegni già ufficialmente assunti dal Consorzio per la tutela dei lavoratori addetti ai servizi di gestione della Reggia, ed hanno conseguentemente diffidato il Consorzio stesso a ritirare in autotutela il bando di gara, prendendo atto della illegittimità di una procedura che , oltre a prevedere una netta riduzione del servizio (e conseguente esubero del personale oggi operante), non contiene al suo interno la obbligatorietà delle attuali tutele dei lavoratori e nemmeno una clausola che garantisca la continuità nel rapporto di lavoro.

Uno degli elementi fondanti la predetta diffida è l'assenza nel bando di gara delle precise condizioni economiche e normative atte a definire il livello di tutela dei lavoratori (e quindi il costo del lavoro in appalto), condizioni che sono state oggetto di un Protocollo d’Intesa siglato il 28 settembre del 2010 tra O.O.S.S e il Consorzio La Venaria Reale; in tale Accordo le parti hanno identificato nel CCNL Federculture la norma collettiva equa e congrua rispetto ai servizi prestati e al lavoro svolto.
Il fatto che il Consorzio disattenda ora a quanto sottoscritto nel 2010 rispetto alle condizioni economiche e normative da applicare in Reggia non sembra ai lavoratori e alle O.O.S.S per niente legittimo.
Per tali ragioni i lavoratori e i Sindacati intendono porre all’Amministrazione la questione della responsabilità rispetto ai propri atti e al contempo affiancano all’azione sindacale e politica la via legale.

Con ciò non s’intende per niente esaurito il percorso di agitazione e di contrasto sindacale alla situazione venutasi a creare: a tal proposito è d’obbligo ricordare che il giorno 1 MAGGIO 2016 i lavoratori della Reggia hanno dichiarato uno sciopero dell’intera giornata.


P/USB LAVORO PRIVATO
E.MICCOLI



La nostra dignità, il nostro lavoro valgono più di 7000 voti


Ormai siamo vicini allo sciopero indetto dall'organizzazione sindacale maggioritaria in Reggia, la USB, il primo maggio. In questi mesi abbiamo chiesto aiuto e ascolto a tutte le forze politiche, dal PD al M5S fino a SEL... abbiamo chiesto ascolto e interventi contro i nostri tagli a tutte le istituzioni interessate, dal comune di Venaria alla Regione Piemonte; abbiamo ricevuto solo il sostegno di Marco Grilmaldi (SEL) e Francesca Frediani (M5S) e, tra i candidati sindaco alla città metropolitana di Torino, di Giorgio Airaudo e di Chiara Appendino. Anche il sindaco di Venaria, Roberto Falcone (M5S), dopo diversi tira e molla e dopo esserci presentati in corteo sotto il comune, ci ha ricevuti. Dall'attuale sindaco di Torino Piero Fassino niente, anche se in passato ha contribuito a riaccendere i riflettori per la rinascita della Venaria. Dal PD, quel partito che si vanta di essere depositario più di tutti della tradizione popolare e di sostegno alla classe lavoratrice del PCI, zero (se va bene) o addirittura falsità e attacchi alla nostra condizione: l'assessore PD alla cultura della Regione Piemonte Antonella Parigi si nasconde dietro al mantra "non sono tagli, è una razionalizzazione" (alla faccia! 40% di razionalizzazione fa diventare lei poco razionale però! Ecco che noi la aiutiamo volentieri e le spieghiamo che si sbaglia); Mauro Laus arriva a dire che in passato per i lavoratori si sono "buttati soldi", quando la situazione del personale in reggia è già da anni precaria (e cerchiamo da anni di denunciarla qui, qui e qui). Arriva perfino a dire che non si può indicare il contratto in gara d'appalto, quando il Consiglio Regionale ha votato una delibera in cui obbliga invece l'indicazione del contratto di categoria (per noi il Federculture) negli appalti pubblici regionali (la Regione Piemonte, oltre a possedere gli spazi, è parte rilevante del cda del Consorzio che gestisce la Reggia di Venaria).
Mauro Laus, noto difensore dei diritti dei lavoratori, spiega che si sono buttati soldi per il personale e che non si può garantire uno specifico contratto. Sbaglia. Mente o è solo distratto?
Sarebbe bello chiedere al candidato e sindaco uscente Piero Fassino se accetta che la Venaria perda lavoratori e servizi, dopo molti anni faticosi di restauro e di affermazione turistica: era quello che immaginava nel 1996 quando in quella notte venne con Walter Veltroni e si stupì di quel rudere che nessuno conosceva? Ebbene, noi quel rudere divenuto bellezza per tutti lo custodiamo, lo apriamo e lo spieghiamo anche ai 55mila visitatori che tra il 24 e il 25 aprile sono venuti alla Venaria e di cui si è tanto vantato. Non è lasciando noi a casa che si aiuta a rendere Torino e cintura mete turistiche ambite. Vorremmo chiedere tutto questo, ma né dal sindaco PD Fassino e da nessuno di quel partito c'è stata una reale volontà di ascolto dei nostri problemi e del rischio che corre la Venaria Reale. 

Ma poi abbiamo capito perché.

La matematica è regina e sovrana in questa faccenda, cosa possiamo fare noi contro questa regina "razionalizzante" (come direbbe la Parigi)?

Perfomance istituzionale
Mauro Laus, consigliere regionale PD, arrivato in Regione grazie a 7000 e più voti ottenuti, è l'ex presidente della temuta REAR (cooperativa leader negli appalti pubblici in musei, teatri, servizi bibliotecari, ecc... con migliaia e migliaia di dipendenti-soci), che ha licenziato senza giusta causa 5 persone (qui all'epoca raccontammo l'accaduto, qui altri epigoni anche politici della vicenda), che paga 4€ netti all'ora i suoi soci senza tutele e orari garantiti, che vince ogni concorrenza con il massimo ribasso sugli stipendi, facendo paura ad altre cooperative e aziende che a Torino non riescono a vincere da anni appalti importanti in cui la REAR è presente... Da quando Mauro Laus, oggi presidente del Consiglio Regionale piemontese, ha fatto carriera politica la sua "creatura" è passata in mano alla cognata, Valeria Cardone, rimanendo un affare di famiglia. Qualcuno, anche se non va più di moda, griderebbe al conflitto di interesse (omioddio!).
Noi non sappiamo se la REAR vincerà la gara d'appalto, anche se sembra avere tutte le carte in regola per vincere questa gara visto che la gara garantisce molti strumenti che la facilitano nell'impresa (dalla mancanza di una chiara clausola sociale alla non identificazione di un contratto da adottare), ma sappiamo che per il PD piemontese probabilmente 7000 voti pesano più dei nostri 103 (più rispettive famiglie che manteniamo). 

Quello che 7000 voti ottenuti con Mauro Laus non possono eguagliare è la nostra dignità. E anche la vostra.


Noi non ci stiamo. 
Non permetteremo di avere il nostro stipendio dimezzato, le nostre tutele cancellate, i nostri orari diminuiti per l'interesse di qualcuno, che sia Laus o un altro, che vuole offrire un servizio alla Venaria Reale facendo la cresta sulle nostre vite e sul peggiore servizio che il 40% di tagli porterà.

Citiamo le parole che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha pronunciato il 25 aprile appena trascorso: "È sempre tempo di Resistenza".
Caro presidente Laus, che in questi mesi, in questi anni, ci ha solo buttato addosso fango dall'alto della sua posizione e della sua fortuna economica ottenuta con i 4€ netti sputati dei suoi lavoratori: stia tranquillo, noi quel consiglio lo abbiamo recepito. 

Ci vediamo il primo maggio.




APPENDICE.: per gli smemorati, ecco cosa accadde dopo il sostegno del regista inglese Ken Loach di fronte al licenziamento di alcuni soci REAR dalla Mole Antonelliana e che figuraccia colossale fece fare allora Mauro Laus a tutti noi:

Nel 2014 Mauro Laus, dopo queste perfomance, è stato eletto dalla maggioranza di centrosinistra Presidente del Consiglio Regionale piemontese. Attendiamo altre perfomance con contorno di conflitto d'interesse.

giovedì 29 novembre 2012

La sindrome di Ponzio Pilato

Quindi le cose si sono svolte in questo modo: Ken Loach non è andato al TFF e il suo film non è stato presentato in concorso. Allora verrebbe da chiedersi: quale stima può mai provare una direzione artistica verso un regista che afferma di conoscere, amare e quindi premiare se poi, scambiando un atto di coerenza come uno sgarbo suo e non come propria mancanza, invece di fare mea culpa, gli fa una ripicca a dir poco infantile e "non lo fa più amico"? Cosa aveva in mente la suddetta direzione quando aveva deciso di consegnare questo premio a Ken Loach? Chi immaginava di avere davanti? Inutile aggiungere altro a quanto ha già fatto come meglio non si poteva il suo sceneggiatore, Paul Laverty, in una lettera inviata al sindacato USB e ieri pubblicata sulla Stampa:

LA SINDROME DI PONZIO PILATO  
Condivido la tristezza di Ken Loach per il ritiro del nostro film, La parte degli angeli, dal Torino Film Festival, che senza dubbio continua a fare un eccellente lavoro. 
Tralasciando tutti gli insulti che sono stati scagliati contro Ken Loach, ritengo sia importante concentrare l’attenzione sul principio centrale della questione e devo dire che il comunicato stampa pubblicato dal Museo nazionale del cinema di Torino lo ha fatto con grande chiarezza. 
In sostanza, questa controversia solleva la questione più critica nel campo delle relazioni di lavoro in ogni parte del mondo, vale a dire quella dei subappalti. 
Tutti concordano sul fatto che i servizi di pulizia e sicurezza del Museo nazionale del cinema di Torino sono stati concessi in subappalto a una ditta esterna, la Cooperativa Rear. Vale la pena di riportare fedelmente la posizione del Museo: 
“Il Museo non può essere ritenuto responsabile dei comportamenti di terzi, né direttamente né indirettamente. Di conseguenza, non sarebbe in alcun modo legittimato a intervenire nel merito di rapporti di lavoro fra i soci di una cooperativa esterna e la loro stessa società.”  

Questa posizione coincide con quella delle più potenti multinazionali a livello mondiale, le quali possono godere di leggi sulle aziende e sul lavoro che sono state plasmate a loro favore. Ciò solleva questioni etiche e legali profonde che sono meritevoli di un dibattito rigoroso poiché condizionano la vita di centinaia di milioni di lavoratori in tutto il mondo. 

Se accettiamo la posizione riportata sopra, secondo la quale l’azienda che esternalizza a una ditta appaltatrice non ha responsabilità “diretta o indiretta”, quali possono essere le implicazioni? (Questo era il tema che affrontammo nel nostro film “Bread and Roses”). Significa che le catene di negozi di abbigliamento nelle capitali europee non devono assumersi alcuna responsabilità per lo stato di miseria in cui vivono le sarte e i loro figli in Bangladesh, dove le condizioni di lavoro sono peggiori di quelle dell’Inghilterra vittoriana. Significa che i supermercati non devono assumersi alcuna responsabilità per i prodotti alimentari sui loro scaffali, confezionati da migranti clandestini che lavorano per salari inferiori a quello minimo. (Una realtà che abbiamo conosciuto quando abbiamo condotto le ricerche per il film “In questo mondo libero”). Significa che le aziende globali che producono computer e parti di ricambio per le automobili nella città di Juarez, in Messico, un luogo che ho visitato, non si assumono alcuna responsabilità per le condizioni di miseria e di pericolo in cui vivono e lavorano questi operai. 
Non diciamo che la controversia nel Museo sia di questa natura o di questa scala, ma in ogni caso questo è il rapporto contrattuale che hanno adottato e che ora difendono. Se accettiamo questo principio, riconosciamo ai potenti non solo la possibilità di fare come vogliono, ma anche di evitare le responsabilità. Significa che prenderanno la decisione più importante di tutte, quella della ditta a cui aggiudicare il contratto, che potranno ottenere i vantaggi dello sfruttamento dei più deboli senza avere alcun rapporto con loro e che potranno poi dare la colpa a qualcun altro. 
È il modello aziendale perfetto: la “sindrome di Ponzio Pilato”. 
Al di là dei suoi aspetti più specifici, questa controversia dimostra quanto è cambiato il mondo, perché chi dovrebbe essere maggiormente consapevole di ciò che accade negli angoli più remoti di questo nostro complesso pianeta sostiene oggi pubblicamente questo principio.

Dottor Slump

martedì 31 gennaio 2012

Fallimento del tentativo di conciliazione, future iniziative di lotta

Ieri 30 gennaio alla prefettura di Torino vi è stato un tentativo di conciliazione tra i sindacati presenti in Reggia (USB e CGIL), il Consorzio di Valorizzazione Culturale (l'ente che gestisce la Reggia di Venaria) e le aziende che attualmente godono dell'appalto ancora vigente in Reggia (REAR e Copat). Proprio la questione dell'appalto è la mela della discordia tra questi tre soggetti: quello attuale da più di un anno è scaduto ed è in deroga; il nuovo appalto, che stenta a partire, dovrebbe garantire ai lavoratori della Reggia il contratto Federculture, il contratto di categoria, un contratto migliore, sia nella retribuzione che nelle garanzie lavorative. Attualmente i lavoratori e le lavoratrici della Reggia hanno il contratto multiservizi (i più fortunati, benché percepiscano all'incirca 5,50€ netti all'ora) o il contratto UNCI (contratto giudicato incostituzionale perché non riconosce una dignitosa retribuzione e applicato ai soci-lavoratori REAR, benchè già nel 2008 la Regione Piemonte, garante allora del primo appalto, avesse chiarito che il contratto multiservizi doveva essere l'unico contratto possibile all'interno della struttura).

Si può scaricare cliccando qui il verbale ufficiale redatto dalla Prefettura di Torino, dove  leggere il risultato delle trattative per il tentativo di conciliazione.

Molti i temi discussi durante l'incontro in Prefettura. Lo stesso Consorzio ha ammesso che i lavoratori stanno subendo un danno economico senza averne colpa e perciò, come piccola forma temporanea di compensazione, è stata concessa l'erogazione dei buoni pasto dal mese di agosto, in previsione di una tempestiva applicazione del nuovo contratto all'interno dell'assegnazione del nuovo appalto. Ma ora la data di partenza del nuovo appalto è slittata ulteriormente chissà quando.
Le cooperative che lottano per vincere la gestione della Reggia di Venaria (da una parte le neo alleate REAR, Copat e Codess Cultura, dall'altra la Socioculturale) si stanno fronteggiando con ricorsi e controricorsi: il boccone è ghiotto, essendo la Reggia uno dei siti museali più visitati d'Italia (un milione di visitatori dal 17 marzo 2011 al 28 gennaio 2012), ma così si rischia di dover attendere il giudizio del Consiglio di Stato con gli attuali contratti fino alla fine del 2012. Il Consorzio, a detta dei sindacati, avrebbe potuto assegnare fin da subito un appalto provvisorio (per far partire l'applicazione del contratto Federculture), ma non l'ha fatto. 
Da più di un anno i lavoratori della Reggia denunciano non solo la mancanza di una reale volontà di ascolto di aziende e Consorzio sui contratti, ma anche condizioni di lavoro che vanno sempre più peggiorando, con tagli delle ore, delle postazioni, dei mezzi per garantire un buon servizio al visitatore.
Inoltre con la chiusura della Reggia nel mese di marzo, per il secondo anno di fila e dopo le promesse dell'anno scorso che ciò non sarebbe ulteriormente accaduto, i lavoratori dovranno andare in ferie forzate, giocandosi permessi e ferie accumulate in un anno. Le ferie e i permessi sono l'unica valvola di sfogo per chi fa un lavoro che lo impegna tutte le domeniche e in tutte le festività civili e religiose (compreso il Primo maggio, escluso il Natale).

Come conseguenza del forte disagio che si respira da mesi, per la prima volta il 27 gennaio 2012 la Reggia ha dovuto chiudere l'ingresso ai visitatori per l'altissima partecipazione dei lavoratori che hanno partecipato allo Sciopero Nazionale Generale di alcune sigle sindacali di base (tra cui anche l'USB). 

Il sindacato USB (e si attende a breve una decisione analoga dalla CGIL) ha indetto due ulteriori scioperi: uno il 3 febbraio 2012 (solo per il call center) e l'altro domenica 5 febbraio 2012 per tutti gli altri comparti. 

Facile e attesa un'ulteriore alta partecipazione dei lavoratori.

Riportiamo qui di seguito il volantino oggi distribuito alle lavoratrici e ai lavoratori della Reggia dal sindacato USB:

Clicca sull'immagine per ingrandirla
Zak McKracken


giovedì 26 gennaio 2012

Sciopero Generale USB - 27 gennaio 2012


Ricordiamo a tutti i lavoratori e a tutte le lavoratrici della Reggia di Venaria che venerdì 27 gennaio 2012 la USB ha indetto uno sciopero su scala nazionale. Siamo tutti invitati a partecipare, sia per le scelte economiche a livello nazionale che per la situazione lavorativa presente in Reggia, arricchita nelle ultime ore da dettagli che forse conoscete e che non sono di certo incoraggianti.
Qualunque lavoratore può partecipare, anche se iscritto in altri sindacati (o anche se non iscritto a nessun sindacato), come è già successo per lo sciopero generale CGIL del 6 settembre 2011 (a cui hanno partecipato anche i lavoratori/trici iscritti/e ad altre organizzazioni sindacali).

Per saperne di più cliccate sull'immagine.



Zak McKracken

giovedì 12 gennaio 2012

Una voce tra tante


Chiunque avrà voglia di perdere qualche minuto della propria vita, grazie. 
Sono un "ragazzo" di quasi 28 anni, da quattro anni e qualche mese lavoro alla Reggia di Venaria Reale con un contratto part-time. Laureato in storia, molti sogni nel cassetto, grande incertezza sul futuro, faccio il guardiasala.
Io, il mio posto di lavoro, ho imparato ad amarlo e a odiarlo. In qualche modo posso ritenermi fortunato, visto che molte persone imparano solo a odiarlo. La Reggia mi ha garantito un minimo di sopravvivenza, perché, sembra strano doverlo specificarlo, a 25-28 anni una persona vorrebbe concretizzare appieno i suoi sogni, le sue idee e le sue scelte di quello spazio di tempo che noi tutti chiamiamo vita. Faccio comunque fatica ad arrivare a fine mese. Non posso accedere a un mutuo, perché il mio stipendio non me lo permette. Da quattro anni (a parte durante un'aspettativa di due mesi presa per la stesura della mia tesi di laurea) non faccio una festività, non ho passato una domenica libera, se non usando permessi e ferie. Io e i miei colleghi non abbiamo mai quel buco di riposo riconosciuto (come per altri può essere il primo maggio o pasquetta) durante l'anno in cui avere un attimo di respiro per godersi la famiglia, gli amici, il tempo con se stessi.

Perché questa introduzione? Queste poche righe che scrivo mi rappresentano, ma avrei potuto scrivere di tanti colleghi, di tante vite, di tante situazioni simili e diverse, di chi non arriva a fine mese con figli a carico, di chi ha due lauree e cerca di sbarcare il lunario, di chi ha un mutuo, di chi deve sposarsi o vorrebbe ma non può, ecc... tutte vite concrete.
Sono tante le vite che si intrecciano e a volte si scontrano alla Reggia di Venaria... tutte cose concrete. Non sempre è facile percepire questo quando si incontrano tutti i giorni le stesse facce in maniera superficiale senza andare oltre, se va bene, ad un cortese "ciao" o "buongiorno".

Da due anni ormai ci sono trattative tra il Consorzio di Valorizzazione Culturale (l'ente che gestisce l'intera struttura) e i sindacati, riguardanti il cambio di contratto, un contratto che esiste già da anni e che è quello specifico per la categoria: il contratto federculture.
Posso immaginare quanto l'applicazione di un contratto del genere (migliore dal punto di vista contributivo e delle condizioni di lavoro e di formazione dei lavoratori) possa far storcere il naso a molti non solo all'interno del Consorzio, ma anche a molti dell'intero sistema museale. Potrebbe creare un precedente rischioso e non mi stupisco se molti vogliano far saltare questo nuovo appalto ancora non partito. 
Capisco anche la complessità della lotta e della vicenda, aggravatasi dai diversi ricorsi legali tra aziende e cooperative che si contendono il boccone della Venaria.
Da più di un anno doveva partire il nuovo appalto, ma ancora niente.

Ho partecipato anch'io all'assemblea sindacale di lunedì 9 gennaio scorso. Mi sono portato dentro un disagio grande quanto i quattro anni passati in Reggia, lo stesso disagio, la stessa rabbia che sento, che percepisco dai miei colleghi. Sono stato contento per una volta di poter sentire dalle voci irate e deluse dei miei colleghi che il disagio non appartiene solo a me; intendiamoci, non sono per niente convinto dell'antico agio "mal comune mezzo gaudio", ma la rabbia e il disagio, se condivisi, si possono trasformare in cose concrete, in azioni ponderate e ben mirate, in azioni di lotta. 

La concretezza è ciò che manca e che ci è mancato in questi anni, ogni volta sempre a rincorrere promesse e parole forniteci dagli stessi piazzisti. Ma io sono molto deluso anche dall'azione sindacale svoltasi in questi mesi, molto attendista, e, a mio parere, non sempre in linea con la volontà dei lavoratori. Ad agosto mi ricordo benissimo che si era votato di fare due scioperi: uno al 15 agosto (poi non fattibile per la franchigia ministeriale ma trasformato in un'assemblea sindacale con volantinaggio di protesta) e poi un altro, se non vi fossero state azioni concrete del Consorzio per dare un'aggiudicazione provvisoria del nuovo appalto (fermo da un anno), a settembre... ma il mandato dei lavoratori non è stato rispettato, perché alla fine in Reggia non si è mai fatto uno sciopero (c'è stata solo una partecipazione a quello nazionale) e noi, come risposta, abbiamo ottenuto un ulteriore proroga del vecchio appalto fino a fine gennaio 2012, senza sapere NIENTE dei nostri destini. Forse perché, da quanto ci fanno intendere, a pochi - in primis nel Consorzio - frega qualcosa del nostro futuro: si abbia almeno l'onestà e il coraggio di dircelo, tanto noi già lo sappiamo. Non voglio fare di tutta un'erba un fascio, ma da ciò che abbiamo appreso in assemblea a fine gennaio c'è l'intenzione di concedere un'altra qualche forma di proroga, rimandando ulteriormente l'applicazione (anche provvisoria) del nuovo contratto federculture, sconfessando ancora una volta la parola data da parte del Consorzio.


Mi ha fatto male lunedì scorso all'assemblea sindacale esser trattato dal mio sindacato come un bambino da istruire: sono stufo che altri mi spieghino la cronistoria delle vicende della Reggia per farmi capire quali progressi sono stati raggiunti quando quelle vicende le sto vivendo in prima persona. Inoltre sono stufo di fare assemblee sindacali di lunedì, il giorno di riposo per molti di noi, per non dare ulteriori fastidi alla gestione della Reggia; non accetto la risposta che in tale modo si fanno guadagnare 2 ore in più ai lavoratori: ma siamo così meschini di accontentarci di 11 euro? Inoltre è allucinante scoprire dalla stessa voce dei sindacati alcuni errori enormi commessi nei mesi scorsi, come quello di non precettare le aziende per alcune sostituzioni del personale avvenute durante lo sciopero generale del 6 settembre.
Io non voglio negare i risultati ottenuti in questi anni dai sindacati, ma credo che da questa estate ci sia stata una grossa carenza di concretezza e ci stiamo giocando il nostro futuro e intanto anche chi fa un tempo pieno di 40 ore non raggiunge 900-1000 euro al mese... 
Vorrei che i sindacati invece di chiedere con parole coraggio a noi si convincessero a darci quella concretezza che chiediamo da tempo: NON ABBIATE PAURA DI DARCI LA POSSIBILITÀ DI LOTTARE PER IL NOSTRO FUTURO! La partecipazione dei lavoratori non è in discussione, tanto che in assemblea gente che mai si è esposta chiedeva ad alta voce di scioperare! Cosa dobbiamo aspettare, che al 29 gennaio - quando finiranno tutte le mostre e non ci saranno più eventi e visitatori alla Reggia - ci dicano "Ci dispiace, ma non se ne fa nulla"?
Non voglio attaccare l'impegno e la volontà dei miei delegati, di coloro che sono miei colleghi, che in questi anni si sono spesi e hanno anche pagato con fatica in più e con la propria faccia il proprio servizio per tutti; in loro ripongo la mia fiducia e la mia stima.  Questo non è un giudizio alle persone, ma una richiesta di maggiore concretezza e attenzione nelle scelte del breve futuro davanti a noi.

Il nuovo appalto deciderà le nostre vite per otto anni: avremo ancora uno stipendio di 5 euro e mezzo netti all'ora (per i più fortunati) o forse potremo toccare la ricchissima e pantagruelica soglia dei 6 euro e qualcosina? Otto anni di futuro incerto in una situazione nazionale e mondiale da non lasciare nessuno sano di mente tranquillo. 
Il 29 gennaio le mostre finiranno (a meno che non vi siano ulteriori proroghe). Dopo il nulla. Dopo qualcuno sarà felice di averci tenuti buoni fino a quella data, in una situazione in cui si sta tagliando in continuazione il personale.

Voi che leggete queste mie personali righe - che raccontano un disagio condiviso con tutti i miei colleghi in Reggia - avrete perso, credo, 5-10 minuti della vostra vita. 
Io, se gli uomini e il cielo vogliono, desidero fortemente non perdere otto anni del mio futuro, perché credo ancora che si possa costruirlo migliore. 


Grazie.

Alberto B.

venerdì 21 ottobre 2011

Delegati sindacali licenziati alla Reggia di Venaria?


Oggi 21 ottobre 2011 vi è stata una riunione tra la dirigenza REAR e il sindacato USB per discutere sul licenziamento dei delegati sindacali Antonio Mammone e Sacha Contu. I due sarebbero accusati di "grave insubordinazione". Il presunto "reato" commesso dai due delegati risale agli inizi di ottobre, quando la REAR aveva già reciso ogni dialogo sindacale con l'USB e aveva rifiutato un permesso sindacale ai due per partecipare a una riunione nella sede del sindacato in corso Marconi a Torino. 
Ricordiamo che la REAR è in lotta aperta (anche giudiziaria) con il sindacato USB soprattutto per la questione della Mole Antonelliana, dove alcuni iscritti sono stati licenziati perché critici circa il decurtamento del 10% del loro già basso stipendio (4 euro netti all'ora). Per capire bene la faccenda potete leggere l'altro articolo in proposito presente nel nostro blog cliccando QUI. La questione, come da noi già scritto, è approdata anche in Regione Piemonte, dove Mauro Laus, presidente della REAR, è Consigliere Regionale del Partito Democratico.
Per tale rottura nei rapporti tra sindacato e azienda venne negato il permesso sindacale ai delegati USB per partecipare alla riunione in sede USB. Quel giorno Antonio e Sacha andarono comunque in corso Marconi, convinti di stare esercitando un loro diritto, ricevendo così una lettera con l'accusa sopracitata. Oggi la direzione REAR li ha incontrati insieme agli avvocati per definire un loro possibile licenziamento. Ecco l'SMS che Antonio Mammone ha mandato a tutti gli iscritti USB della Reggia di Venaria.
Buongiorno a tutti/e, oggi io e sacha siamo stati alla rear per discutere della nostra situazione. Abbiamo detto che sono i lavoratori che scelgono il sindacato e i delegati da cui farsi rappresentare, e quindi che noi continueremo a fare il nostro lavoro e che non abbiamo paura di loro. Per una riunione a cui io e sacha abbiamo partecipato vogliono licenziarci... Tra lunedì e mercoledì ci faranno sapere la loro decisione!!!! Non vi preoccupate, lo fanno per spaventare, ma non hanno capito con chi hanno a che fare. Stiamo uniti, hanno una paura fottuta di noi!!!! Antonio e Sacha, due dei vostri delegati.
Antonio Mammone ha dichiarato che "l'attacco subito da me e da Sacha è solo un atto politico da parte della cooperativa di Mauro Laus nei confronti di un sindacato, l'USB, che sta lottando per dare più dignità a dei colleghi sfruttati in Reggia e in altri musei, come la Mole Antonelliana"; sempre a detta di Antonio Mammone, il loro licenziamento servirebbe solo per intimidire i lavoratori nelle relazioni sindacali.
Il licenziamento di due delegati sindacali, con le premesse illustrate, potrebbe essere un atto eccessivo e molto grave per la libertà sindacale dei lavoratori della Reggia di Venaria, anzi il più grave mai accaduto nel cantiere dalla sua apertura nel 2007. Se veramente la prossima settimana Antonio e Sacha venissero licenziati, 80 lavoratori su 120 della Reggia di Venaria si vedrebbero privare dei loro rappresentanti sindacali. Questo a causa del loro impegno sindacale a favore dei lavoratori stessi. L'attacco a un sindacato non è mai un attacco a un sindacato solo, ma all'idea stessa di sindacato: se oggi possono farlo con i lavoratori iscritti all'USB (che tra l'altro è il sindacato maggioritario) perché non possono farlo con i lavoratori degli altri sindacati?


Mi domando: quale sarà la reazione degli 80 e più sopracitati lavoratori presenti in Reggia? Accetteranno una decisione in tale senso o reagiranno magari con uno sciopero? I prossimi mesi sono mesi molto importanti per la Reggia di Venaria, non solo continua la mostra sulla Moda italiana (che sta riscuotendo grandissimo successo), ma a novembre aprirà anche l'attesissima mostra su Leonardo, che ha già registrato il tutto esaurito di prenotazioni e che esibirà per la prima volta il celeberrimo autoritratto del genio rinascimentale. Uno sciopero dei lavoratori in difesa dei propri delegati sindacali in questi mesi caldi rischia di attirare tutta la visibilità mediatica possibile sulle condizioni di lavoro presenti alla Reggia di Venaria e nei cantieri dove opera la REAR; una visibilità che forse né il Consorzio di Valorizzazione Culturale della Venaria Reale e né la REAR di Mauro Laus avrebbero piacere di avere. 


Zak McKracken

martedì 11 ottobre 2011

Una Mole di guai.

La REAR Società cooperativa è la cooperativa leader in ambito museale a Torino e in provincia ed è anche dal 2008 la capocordata dell'appalto che gestisce la fruizione alla Reggia di Venaria, occupandosi in particolar modo del presidio delle sale, per la sicurezza di persone e opere all'interno della struttura. Dal 2007 alla Reggia di Venaria sono presenti soprattutto due sindacati: l'USB e la CGIL. Il primo è il sindacato di maggioranza, rappresentando più della metà dei lavoratori.
Il 27 settembre 2011 la REAR, con il seguente comunicato stampa, ha deciso dopo anni di rompere ogni rapporto sindacale.
Cliccare sull'immagine per ingrandirla.
Perché questa drastica decisione che, a detta del sindacato, è un'azione antisindacale molto grave? Quali sono le ragioni?

Facciamo un po' il punto della situazione e per farlo faremo finta di prendere la navetta da Venaria per dirigerci in un altro punto turistico molto ambito nel panorama piemontese: LA MOLE ANTONELLIANA.
La gestione della Mole è stata appaltata anch'essa alla REAR, il cui presidente è il Consigliere Regionale del Partito Democratico Mauro Laus. Alla Mole, come in tutti i cantieri dove la REAR è presente (quindi anche a Venaria), i soci-lavoratori di questa cooperativa stanno subendo da qualche mese un decurtamento del 10% dal loro stipendio. L'azienda motiva tale decisione per via di una crisi aziendale, dovuta ai ritardi nei pagamenti da parte delle committenze.
L'azienda è in crisi e i lavoratori-soci ci rimettono il 10% del loro stipendio. Ora la cosa più divertente è sapere quanto prendono all'ora questi lavoratori: 4 euro e rotti all'ora!!!! Sì avete letto bene, 4 euro e rotti all'ora, non è un errore di stampa. Ci sono da aggiungere le condizioni di lavoro del contratto UNCI che questi lavoratori hanno: l'azienda chiede loro una disponibilità da 0 a 40 ore, senza orario fisso (in sostanza: questa settimana mi servi allora ti chiamo, la prossima vediamo). Ovviamente, facciamo finta che la REAR volesse approfittarne di questa condizione di forza, cosa succederebbe? Un lavoratore che da fastidio lo si lascia due o tre settimane a casa senza lavorare...
Alla riunione dei soci del 20 giugno del 2011 in cui si è votato questo decurtamento dallo stipendio, alcuni di essi hanno votato contro, ritenendo non giusto privarsi del 10% di 4 euro all'ora. Il giorno dopo, a detta dei lavoratori interessati, sono iniziate da parte dell'azienda le pressioni, alcuni di loro hanno ricevuto un demansionamento e una di queste colleghe è stata licenziata, senza aver mai ricevuto una lettera di richiamo in 11 anni di lavoro in REAR.
Riportiamo qui di seguito l'appassionata lettera di un nostro collega che lavora alla Mole Antonelliana, indirizzata anche al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, al Sindaco di Torino, ad altre figure istituzionali, ma credo in primo luogo indirizzata a noi tutti; potrete scaricarlo anche in pdf cliccando qui.

     
 Cliccare sulle immagini per ingrandirle.                                                
  
Da qualche mese questi lavoratori, per la prima volta in 11 anni, hanno deciso di riunirsi in un sindacato e di dialogare con l'azienda in una dialettica sindacale. Il sindacato è l'USB, quello anche presente in Reggia. Alcuni sindacalisti hanno fatto volantinaggio al di fuori della Mole (su suolo pubblico) ai lavoratori che uscivano dal loro luogo di lavoro; a detta dei sindacalisti presenti un responsabile REAR in quell'occasione ha intimato di smettere nell'immediato un'azione, a nostro parere, del tutto legittima in un Paese dove la libertà di opinione conta ancora qualcosa.
Dopo questi eventi la REAR ha rotto ogni possibile dialogo con il sindacato USB, non solo alla Mole Antonelliana, ma anche alla Reggia di Venaria. La REAR  ha così deciso che la maggioranza dei lavoratori della Reggia di Venaria non può essere difesa e rappresentata nelle questioni sindacali dal sindacato che liberamente ha scelto.
Ora, è vero che in Italia l'ultimo modello FIAT è quello imperante (sto parlando del "modello Marchionne" e non della "Panda") e con esso le aziende pretendono di scegliersi loro il sindacato con cui dialogare... però mi viene da dire: il sindacato, che funzioni bene o che funzioni male, è ancora una cosa che spetta per definizione ai lavoratori... VOLETE TOGLIERCI ANCHE QUESTO?

La USB ha una pratica legale aperta con la REAR per condotta antisindacale, per aver violato l'articolo 28 dello Statuto dei Lavoratori; non è paradossale che il presidente della REAR sia un Consigliere Regionale del Partito Democratico, quel partito che dovrebbe, a suo dire, più di tutti far proprie le istanze dei lavoratori e delle lavoratrici? Un Consigliere Regionale PD che per primo non sa far rispettare dalla sua azienda le regole sindacali...
Concludiamo questo lungo articolo con l'invito fatto dal sindacato USB

Cliccare sopra l'immagine per ingrandirla.

Io credo che bisogna dare in qualche modo un sostegno, un aiuto o una vicinanza a questi nostri colleghi che hanno avuto solo la disgrazia di essere critici; non è questione di sigle sindacali, non è una faccenda che tocca in primo luogo al sindacato USB, ma è una questione che tocca in primo luogo noi come singoli cittadini e come singoli lavoratori di questo Paese in crisi.


Zak McKracken